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Salvini: Macron apra porte di casa sua

 

“Se per Macron in Italia non esiste un problema immigrazione, allora che apra subito le porte di casa sua ai 9.000 immigrati che la Francia si era impegnata ad accogliere dall’Italia con gli accordi firmati in Europa. Troppo facile farsi la foto col Papa senza rispettare gli accordi e respingendo donne e bambini alle frontiere. L’arroganza francese non va più di moda in Italia”. Così il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini.

 

 

 

 

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I RITUALI DI SAN GIOVANNI BATTISTA

 

 

 

Il 24 giugno si celebra il santo che ha battezzato Gesù. Ad attrarre molti, però, è la notte che precede la festività: un momento magico, pieno di suggestioni e consuetudini, in cui la fede si intreccia con le credenze popolari. E a Roma è la “notte delle streghe”

 

Il 24 giugno si celebra la festa di San Giovanni Battista. Per la Chiesa cattolica è una ricorrenza molto importante, dato che ricorda il giorno in cui è nato colui che ha battezzato Gesù. Ad incuriosire ed attirare, però, oltre alla giornata in sé, che ha una forte valenza religiosa, è la notte che la precede, quella tra il 23 e il 24 giugno, che secondo la tradizione pagana è invece considerata la Notte delle streghe, un momento carico di ritualità magiche e di riti d’amore. Tra malocchio, portafortuna e falò purificatori.

 

Chi è San Giovanni

 

La festa di San Giovanni si celebra il 24 giugno. Giovanni detto il Battista era un asceta di origini ebraiche nato alla fine del primo secolo avanti Cristo e morto tra il 29 e il 32 dopo Cristo. Secondo la tradizione, in vita ha passato diverso tempo nel deserto in penitenze e preghiera. Per la Chiesa cattolica è famoso con il nome di Battista per aver battezzato Gesù. E per questo è una delle figure più importanti dei Vangeli. Giovanni è citato anche nel Corano con il nome di Yaḥyā ed è riconosciuto dai musulmani come uno dei massimi profeti che hanno preceduto Maometto. La Chiesa cattolica lo celebra in due date: il 24 giugno in onore della sua natività, il 29 agosto in onore del suo martirio.

 

Tra religione e magia

 

La Festa di San Giovanni cade dopo il solstizio d’estate quando, secondo tradizione, il Sole e la Luna si sposano donando forza e vigore a tutte le creature. Si pensa che il santo faccia riaffiorare energie mistiche e divinatorie. Ed è per questo che quella che precede la ricorrenza è considerata la notte dell’impossibile, dei prodigi e delle streghe. Non solo. Si dice che porti con sé tantissime tradizioni e riti magici che ancora oggi si intrecciano, alimentando e rendendo più affascinante  la cultura popolare intorno a questa festa.

 

La Notte delle Streghe

 

La festa di origini pagane, si celebra in molte parti d’Europa. Anche in Italia è radicata in alcune zone particolari, ad esempio in Sardegna o a Roma. Nella Capitale, secondo le tradizioni popolari, si credeva che le streghe si dessero appuntamento vicino alla Basilica per un grande Sabba e andassero in giro per la città a catturare le anime. Le streghe erano chiamate a raccolta dai fantasmi di Erodiade e Salomè, dannate per aver causato la decapitazione del santo. I romani si spostavano verso San Giovanni in Laterano per pregare e per mangiare le lumache nelle osterie e nelle baracche. Le corna delle lumache, infatti, simboleggiano le avversità. All’alba la festa terminava con lo sparo del Cannone da Castel Sant’Angelo, segnale di inizio della messa celebrata dal Papa alla Basilica di San Giovanni, al termine della quale dalla loggia gettava monete d’oro e d’argento.

 

I riti della notte di San Giovanni: fare un falò

 

In un intreccio di fede e credenze pagane, nella notte di San Giovanni in molti accendono falò purificatori. L’obiettivo è quello di scacciare le tenebre per celebrare la luce e il bene. La tradizione vuole che si brucino le erbe vecchie, si salti il fuoco per avere fortuna e si metta la sua cenere sui capelli. In molte campagne si usa ancora accendere falò e ballare per scacciare il malocchio, in alcuni luoghi, però, questa usanza è stata sostituita dai fuochi d’artificio.

 

Le erbe scaccia-malocchio

 

Altro elemento magico della notte più di San Giovanni è la raccolta delle nuove erbe. Il mazzetto secondo alcuni ne dovrebbe contenere 7, per altri 9. Queste erbe servono a scacciare il malocchio e a portar fortuna. Se messe sotto il guanciale la notte, portano sogni premonitori. Di certo del mazzetto deve far parte l’iperico (erba di San Giovanni, detto anche Scacciadiavoli) contro il malocchio, ma anche l’artemisia (cintura del diavolo) per la fertilità, la ruta, la mentuccia, il rosmarino, il prezzemolo, l’aglio e la lavanda.

 

Bere la rugiada

 

Altro rito che è legato a San Giovanni è quello di bere la rugiada che copre i prati perché, si dice, ha capacità di purificazione ed emendazione. Raccoglierla (con un telo passato sull’erba per poi strizzarlo) per berla si crede possa allontana il malocchio e favorire la fecondità. Anche l’acqua in un catino con a bagno le erbe di San Giovanni, o la lavanda, lasciata sul davanzale la notte del 23, si purifica e porta fortuna.

 

Le premonizioni d’amore

 

Quella di San Giovanni, poi, è la notte della premonizione. Soprattutto per ciò che riguarda l’amore. Le donne che vogliono sposarsi, in questa notte possono “vedere” il loro futuro marito, a seconda dei riti, nel riflesso in un pozzo, nel riflesso di uno specchio o in sogno. La tradizione vuole che si debba anche rompere un uovo e lasciare sulla finestra l’albume a riposare. Il mattino seguente, la forma composta, svelerebbe informazioni sul futuro marito. 

 

La felce porta-soldi

 

Tra i riti della notte di San Giovanni c’è pure quello di raccogliere una foglia di felce e mettersela nel taschino. Secondo la tradizione questo porterebbe prosperità economica. 

 

 

 

 

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RINGRAZIAMO IL MINISTRO PER IL GRANDE LAVORO CHE SVOLGE PER NOI ITALIANI…

 

 

Una nave cargo, la Alexander Maersk, battente bandiera danese, con a bordo più di 110 migranti soccorsi nel Mediterraneo, è da ieri davanti al porto di Pozzallo. Secondo quanto si è appreso la nave è stata rifornita di viveri e di beni di prima necessità in attesa di ricevere l’autorizzazione a entrare nel porto.  

 

Salvini, le navi delle Ong si scordino di raggiungere l’Italia – “In questo momento le navi di due Ong sono nel Mediterraneo, in attesa di caricare immigrati. Le navi di altre tre Ong sono ferme in porti Maltesi. Che strano”. Così Salvini su Fb. “La Lifeline, infine, nave fuorilegge con 239 immigrati, è in acque maltesi. Tutto questo per dirvi che il Ministro lo farò insieme a Voi, condividendo tutte le informazioni che sarà possibile e per ribadire che queste navi si possono scordare di raggiungere l’Italia: voglio stroncare gli affari di scafisti e mafiosi!”.

 

 

 

 

 

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ANCHE DA PARTE NOSTRA TANTI AUGURI A RAFFAELLA CARRÀ

 

 

Oggi l’artista festeggia il compleanno, amata dal pubblico di tutte le età, dalle mamme alla comunità Lgbt per la quale si è spesa

 

 

 

Come tutte le vere perfezioniste, a ogni debutto, confessava “di avere paura delle critiche e di sbagliare show”. Si può immaginare una signora per cui la tv non ha segreti, avere ancora timore? Raffaella Carrà oggi compie 75 anni e  sicuramente li festeggerà alla sua maniera, con discrezione. Due anni fa, a sorpresa, a Domenica live ha annunciato che non avrebbe più fatto tv. Verità o provocazione, chissà, ma a chi le chiedeva se avesse voglia di tornare a fare qualcosa, rispondeva: “Ho fatto tanto”.

 

 

Ha sempre seguito l’istinto Raffaella Pelloni da Bologna, e difficilmente ha sbagliato un colpo. Ha anticipato le mode, l’ombelico che fa scandalo (“Il mio è fatto a tortellino! Pensi che mamma, poveretta, con tutti i dolori del parto, quando sono nata si preoccupò di dire all’ostetrica che ‘doveva essere come un tortellino'”), il Tuca tuca, Maga Maghella, i balletti forsennati, i tour stile Madonna quando Madonna doveva ancora comparire. Ha anticipato le mode, inventato il one woman show in Italia.

 

 

Protagonista di episodi memorabili, come quando a Domenica in Franca Rame le confessò che voleva separarsi da Dario Fo; o quando fu atterrata da Roberto Benigni che in un memorabile raid a Fantastico – mentre tutta la Rai si preoccupava che parlasse del Papa o dei politici – fa un inno alla ‘gnocca’ e si lancia su Raffa. Tutta vestita di rosso, “con un abito abbottonato fino alle caviglie, meno male” raccontava lei. La stende ma lei si rialza come una molla. “Ridevo come una pazza, non ne abbiamo più parlato con Roberto”.  

 

 

Una forza di volontà ammirevole, fin da ragazza: disciplina, allenamento, dieta. Pensare che gli inizi non furono gloriosi. Da bambina sogna la danza, ma a Roma, allieva della Ruskaja, le fanno gentilmente notare che non andrà lontano “al massimo potrà diventare una buona coreografa”. Il resto è storia, perché Raffaella Pelloni non si arrende. Gianni Boncompagni, per una vita suo compagno e poi ancora amici per un altro pezzo di vita, la definiva con ironico orgoglio ‘Raffa no limits’. Perché spiegava che non la fermava nessuno: nuoto, ginnastica, sveglia all’alba per domarsi i capelli. Un ritratto tenero di Raffaella Pelloni, signora dei fagioli e dei miracoli, che Piero Pelù a The voice ha definito ‘rock’. “E meno male che se n’è accorto, sono anni che dico che il rock è dentro di me”, rideva lei, che ci raccontava come nella sua vita non si fosse mai tirata indietro. Un altro talent Forte forte forte non era andato così bene, ma lei ci aveva creduto: “Nel lavoro ci vuole umiltà pazienza e perseveranza”. Un monumento con la simpatia di una donna vera, guai a riempirla di complimenti, ‘Raffa no limits’ che è passata da Ciao Rudy a teatro a Milleluci, da Pronto Raffaella a Canzonissima, da Carramba che sorpresa al Festival di Sanremo, che ha cantato canzoni assurde diventate cult, indossato abiti folli come se fossero tailleur, coltiva l’autoironia.

 

 

Ed è sbagliato a pensare a una Carrà formato piccolo schermo. È sempre stata una donna interessata a tutto, politica compresa. Cinque anni raccontava di essere una fan di Emma Bonino, cuore a sinistra, sempre dalla parte delle donne, una madre che le insegna il rigore (“Se fai una cosa falla al meglio, se no fai doppia fatica”), Carrà più che di disciplina preferiva parlare di ‘entusiasmo’. “Ginnastica no, Nuoto sì, mi piace molto. Ah, i miei capelli! Per forza li stiro, magari non sempre all’alba, ma se voglio che si muovano con me li debbo domare. Dieta ne faccio perché la tv ingrassa, però mi rifaccio quando ho finito”. Icona made in Italy, amata dalle donne, dai più giovani e dai gay “perché amano la mia fantasia e il mio modo di essere… Ma forse lo credo solo io”. Lunghe relazioni, mai nozze, a fianco delle famiglia arcobaleno e alla comunità Lgbt. “Del matrimonio non sento la mancanza, di un bimbo sì…Troppo lungo spiegare che la natura decide per te e non tu per lei. In compenso ho due meravigliosi nipoti che amo e mi amano…

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Solidarietà e vicinanza alle forze dell’ordine Italiane e appello al nuovo Ministro dell’Interno Matteo Salvini per far approvare il più presto possibile tutti i provvedimenti per le nostre forze dell’ordine presenti nel contratto di Governo targato Lega M5S.

Erano in via Vecchia Barbaricina per controlli e sequestri. Alla fine hanno sottratto al mercato nero 160 borse. Ma l’atmosfera si è scaldata. E un commerciante abusivo ha schiaffeggiato un carabiniere.

 

 

Due i militari feriti al termine dell’operazione e portati in ospedale. Un nuovo episodio dopo quello accaduto, quasi un anno fa, ormai, sempre tra gli ambulanti irregolari e i finanzieri nella stessa zona.

 

 

 

Era agosto del 2017 e quel fatto portò a diverse reazioni in città. Ieri, la storia si è ripetuta in parte. Nel video si vedono i militari dell’Arma che stanno per ripartire in auto, fra diversi malumori, poi alcuni oggetti, probabilmente parte della merce venduta, volare e i venditori abusivi che continuano a inveire contro le divise e i loro mezzi.

 

 

Gli animi sono sempre più accesi. A un certo punto, uno dei militari scende dalla macchina e si dirige verso chi protesta. C’è un breve contatto, continuano a essere lanciati oggetti, nel mezzo c’è anche una donna. Il militare tenta di risalire ma viene raggiunto da uno dei presenti che lo schiaffeggia e lo spintona, mentre lui non reagisce (dai vertici dell’Arma si nega che sia stata usata violenza).

 

 

 

A quel punto sopraggiunge un altro che prova a bloccare l’uomo. Mentre il militare riesce a montare e la gazzella riparte con le sirene accese. Gli stessi uomini dell’Arma stanno visionando i video fatti da più persone e stanno cercando di identificare i coinvolti.

 

 

«Massima stima e vicinanza ai carabinieri per il servizio che hanno svolto», sono le parole dure dell’onorevole e segretario della Lega Edoardo Ziello. «Per colpa della loro presenza vengono danneggiati quotidianamente gli imprenditori che con tanta fatica riescono a tenere in piedi il tessuto economico e sociale della città, senza contare la miriade di posti di lavoro che vengono persi nel settore del turismo, visto che i turisti molestati dagli abusivi difficilmente parleranno bene di Pisa e soprattutto eviteranno di tornare a visitare la città della Torre». Si attendono ora l’identificazione e i provvedimenti che arriveranno di conseguenza.

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💙💙LUNEDI-28-MAGGIO-2018💙💙

 

 

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Berlusconi: “No alla fiducia. Serve un centrodestra unito”

 

 

In una nota ribadisce la sua posizione. “Se mi candido destinati a prevalere”

 

 

 

L’unica possibilità è quella di tenere insieme il centrodestra. È questo il punto fermo che si legge in una nota di Silvio Berlusconi.

 

“A chi mi chiede quale sarà il futuro del centro-destra, rispondo che alle prossime elezioni non immagino altra soluzione che quella di una coalizione di centrodestra unita con Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia”.

 

Il presidente di Forza Italia aggiunge che una coalizione di queto tipo è “destinata sicuramente a prevalere anche per la possibilità di una mia candidatura”. E mette in chiaro: “Per quanto riguarda la fiducia al governo tecnico la nostra posizione non può che essere negativa”.

 

Alle parole di Berlusconi si sono aggiunti poi i commenti di Brunetta. “Mi rivolgo con simpatia a Matteo Salvini replicandogli che non è tempo per lui di porre aut aut a Forza Italia, su Cottarelli o su qualsiasi altro tema, minacciando in caso di risposta sgradita di mandare all’aria la storica alleanza di centrodestra. Tocca invece al leader della Lega rispondere ad un quesito elementare: intende prepararsi alle assai prossime elezioni facendosi carico con Forza Italia e Fratelli d’Italia del programma in dieci punti elaborato insieme?”.

 

“Forza Italia?

Siamo fuori dai Mondiali…. Per quanto riguarda la politica, chiedete a Berlusconi…”, risponde laconico Salvini a Pomeriggio Cinque. “Alcune 

dichiarazioni di

esponenti di Fi sono state spiacevoli -mi hanno detto brutto, traditore, irresponsabile, razzista- io ho tenuto salda l’alleanza anche quando mi promettevano ministeri perché non tradisco, e poi mi vomitano addosso tutto questo. Ci penserò, ti dico questo…”

 

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ORNELLA MUTI / “La mia vita è stata un bel percorso. ‘La sposa più bella’? Non l’avevo capito” (Domenica In)

 

Ornella Muti, tanti ricordi fra carriera e vita personale per l’attrice che sarà ospite nel pomeriggio del salotto di Rai Uno. Di cosa parlerà sulla prima rete nazionale? (Domenica In)

 

“La mia vita è stata un bel percorso, sono molto orgogliosa quando incontro le persone che mi conoscono e mi amano”. A parlare è Ornella Muti, attrice amatissima del cinema italiano, che ha ricordato la sua straordinaria carriera nel salotto di Domenica In, con un filmato che ha ripercorso i suoi primi passi nel mondo del cinema: “Mi fa molta tenerezza, mi fa tenerezza vedermi così giovane. All’epoca avevo paura, sono sempre un po’ agitata, e mi fa piacere vedermi con i compagni di lavoro”. Nelle sue parole il ricordo del provino per “La sposa più bella”, il film che l’a resa famosa appena adolescente: “Accompagnai mia sorella al provino (…) sono andata inconsapevole di quello che stavo andando a fare – ha ricordato l’attrice – socialmente era importante per le donne siciliane. Non avevo idea del dramma, è stato faticoso. Non l’avevo capito, se l’avessi capito non l’avei mai fatto”. E sui rimpianti di un’adolescenza vissuta sul set ha rivelato: “Avendo perso papà molto presto, la mia adolescenza è cambiata da lì (…) la nostra vita non è tata più facile, avevamo delle responsabilità”.

 

 

 

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Ornella Muti ha messo da parte l’amore? Sembra proprio di sì. L’attrice ha vissuto un importante matrimonio che le ha permesso di dare alla luce la figlia Naike Rivelli, la primogenita e Carolina e Andrea. Anche se in realtà, per sua stessa ammissione, questa parte della sua vita così personale e intima non riguarda Ornella Muti, ma Francesca Romana Rivelli. E’ questo il nome anagrafico dell’artista italiana, che ha sempre messo un limite a finzione e realtà. Anche per quanto riguarda il nome con cui vuole essere chiamata. 14 anni appena quando ha affrontato il primo set, grazie al film di Damiano Damiani La moglie più bella, ha imparato forse un po’ più tardi che il mondo non è Disneyworld. Per tanto tempo, rivela a Il Corriere della Sera, ha vissuto infatti in un mondo fatato in cui ogni persona è buona, che non esiste malignità e che soprattutto si può creare la famiglia perfetta. Ci ha creduto con le prime nozze, al fianco di Alessio Orano, durate però solo sei anni. E ci ha creduto ancora con Federico Facchinetti, il papà di Carolina e Andrea, con cui ha invece avuto un matrimonio di otto anni. Persino il padre di Naike, Josè Luis Bermudez de Castro sembrava essere l’uomo giusto, salvo ricredersi ogni volta. Con ogni uomo che passa ed infine persino con Fabrice Kerhervé, il compagno francese con cui si èlasciata dopo circa dieci anni. Ed anche se adesso c’è tanta confusione nella sua mente, rivela nell’intervista, prima di gettarsi fra le braccia di un nuovo amore deve prima capire che cos’è questo folle sentimento, spesso raccontato nei film e che nella realtà è molto diverso.

 

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Entra in vigore il nuovo regolamento Ue sulla privacy: ecco cosa cambia

 

Tra i punti cardine della nuova normativa ci sono diritto all’oblio e modalità di accesso ai propri dati personali semplificate.

 

 

 

Entra in vigore il 25 maggio il nuovo regolamento Ue sulla privacy che sostituisce in Italia, così come negli altri Paesi dell’Unione, le leggi vigenti in materia. 

 

Tra i punti cardine della nuova normativa ci sono il diritto all’oblio e alla portabilità dei dati, le notifiche di violazione agli utenti e alle autorità nazionali, le modalità di accesso ai propri dati personali semplificate e la possibilità per le imprese di rivolgersi a un’unica autorità di vigilanza. Fondamentale il cosiddetto principio di “responsabilizzazione”, che attribuisce direttamente ai titolari del trattamento il compito di assicurare, ed essere in grado di comprovare, il rispetto dei principi applicabili al trattamento dei dati personali. 

 

 

Le informazioni presenti nella rete sono in continuo aumento e le connessioni tra i diversi Paesi del mondo sempre più fitte, per questo viene anche regolamentata la diffusione di dati personali all’esterno dell’Unione Europea. I dati su internet saranno inoltre più protetti grazie a nuove restrizioni e all’obbligo di utilizzare un linguaggio chiaro nelle regole relative alla privacy. 

 

Nasce inoltre la figura del “responsabile della protezione dati” di cui dovranno munirsi tutte le realtà, pubbliche e private, che trattano informazioni sensibili: dagli istituti di credito e le imprese assicurative, alle società di informazioni commerciali, di revisione contabile, dai partiti e i sindacati, ai caf e laboratori di analisi mediche, centri di riabilitazione, fino alle società di call center e quelle che erogano servizi televisivi a pagamento. 

 

Chi fornisce servizi internet, avrà bisogno di un consenso esplicito prima di utilizzare i dati dei clienti. Le nuove norme non riguardano solo il settore pubblico e le imprese, ma chiunque possegga dei dati (ad esempio le mail per l’invio di una newsletter informativa).

 

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L’associazione (di cui fa parte anche il premier incaricato) ha diramato una nota per difenderlo dalle accuse di aver “gonfiato” le sue esperienze fuori dall’Italia. Prima della convocazione al Colle, infatti, gli atenei di New York, Cambridge e Parigi non avevano confermato le sue esperienza da visiting scholar e visiting professor

È stato accusato – sia dalla stampa italiana che da quella straniera – di aver inserito nel suo curriculum esperienze di studio mai sostenute alla New York University. Poi sono stati passati al setaccio anche i suoi soggiorni all’università di Cambridge e all’Université Paris 1 Panthéon–Sorbonne. Periodi trascorsi all’estero che non sempre vengono registrati dagli atenei. Ma ora per difendere la correttezza del premier Giuseppe Conte, incaricato dal capo dello Stato di formare il nuovo esecutivo, interviene anche l’associazione dei Civilisti italiani (di cui lo stesso Conte fa parte come socio e consigliere).

 

“Il direttivo e il collegio dei probiviri dell’associazione dei civilisti italiani”, si legge nella nota firmata dal presidente Aurelio Gentili, “al fine di dissipare equivoci e fornire obiettivi elementi di giudizio, precisano che le esperienze scientifiche all’estero qualificanti del curriculum dei docenti di materie giuridiche comprendono una varia gamma di modalità“. Modalità fra cui, sostengono i civilisti, “rientrano a pieno titolo anche i soggiorni di aggiornamento e approfondimento presso istituzioni accademiche e culturali straniere”.

 

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Philip Roth morto, addio allo scrittore di Pastorale americana: fu premio Pulitzer ma mai Nobel…

 

Dissacrante, corrosivo, esuberante, godibilissimo e leggibilissimo, Roth lascia un segno indelebile nell’ambito letterario americano e mondiale forse con un unico neo, ovviamente non dipendente da lui: quel Nobel per la letteratura tanto sventolatogli sotto al naso ma mai realmente vicino alla consegna. Ed in questa distanza incolmabile tra il mancato trionfo elitario del Nobel e l’assoluta popolarità del riservato letterato, che risiede la grandezza del romanziere: troppo letto, celebre e amato (almeno in patria) per diventare esempio universale…

 

 

“Nella tua vita sii regolare e ordinato come un borghese, così da poter essere violento e originale nella tua opera”. Addio Philip Roth. Lo scrittore statunitense è morto per insufficienza cardiaca congestizia la scorsa notte a New York. L’autore de Il Lamento di Portnoy e Pastorale americana aveva 85 anni. Dissacrante, corrosivo, esuberante, godibilissimo e leggibilissimo, Roth lascia un segno indelebile nell’ambito letterario americano e mondiale forse con un unico neo, ovviamente non dipendente da lui: quel Nobel per la letteratura tanto sventolatogli sotto al naso ma mai realmente vicino alla consegna. Ed in questa distanza incolmabile tra il mancato trionfo elitario del Nobel e l’assoluta popolarità del riservato letterato, che risiede la grandezza del romanziere: troppo letto, celebre e amato (almeno in patria) per diventare esempio universale.

 

Famiglia di origine ebraica europea, laurea alla Bucknell University e master in letteratura alla Chicago University, la carriera di Roth inizia all’improvviso con la notorietà sul finire degli anni sessanta (Il Lamento di Portnoy, 1969) e si conclude con inscalfibile autorità sul finire dei novanta con i capolavori Pastorale americana (1997), Ho sposato un comunista (1998), La macchia umana (2000).  Nel corso delle sua lunga carriera Roth ha assunto molte sembianze letterarie: il celebre alter ego Nathan Zuckerman ad esempio, oppure David Kepesh, ma anche quel Philip Roth di Operazione Shylock che non era il vero Philip Roth, esplorando comunque sempre l’angoscia del singolo, sia in modo ironico che tragico, e cosa significhi essere un americano, un ebreo, uno scrittore, un uomo. Ha messo in primo piano con un linguaggio accessibile e mai criptico riflessioni profonde sull’identità, sulla paternità e sulla mortalità dell’uomo, immergendo il lettore in tour de force letterari sulle più recondite inquietudini della condizione umana, mantenendo in tutto questo una brillantezza di scrittura che l’ha portato ad essere tra gli autori più letti del ventesimo secolo.

 

 

L’ “angoscia” in versione comica esplode letteralmente nel ’69 con Il Lamento di Portnoy. La strabordante sessualità che non lascia requie al protagonista Alexander Portnoy è accoppiata ad un ovvio e contrastante senso di colpa morale dovuto all’educazione familiare e religiosa. Roth tratteggia fin da subito la doppiezza morale dell’uomo contemporaneo senza troppi infingimenti e a sfogliare ancora oggi il romanzo che gli diede notorietà mondiale non possiamo che ricordare, tra i tanti capitoli del libro, l’esilarante masturbazione a cui lo sottopone controvoglia l’amica Bubbles che si conclude per una strana traiettoria del destino con lo schizzo di sperma dentro al proprio occhio. La nostra gang (1971) e Il grande romanzo americano (1973), i titoli successivi allo scandalosa celebrità del Lamento di Portnoy sono l’uno un pamphlet politico anti Nixon non proprio memorabile, l’altro il tentativo già affrontato da Malamud e Coover, e successivamente in modo ancor più sottile da Don De Lillo con Underworld, di raccontare la storia americana utilizzando lo sport del baseball (De Lillo si concentrerà su una pallina da baseball…). Niente da fare: Roth però non vuole uscire dai canoni dell’alter ego che somiglia a sé ma che mai lo è del tutto. La mirabile e tenace cifra stilistica del suo autobiografismo è questa, e diventa una manna dal cielo con risultati altissimi. Intanto nel 1972 con Il seno inizia la trilogia con protagonista David Kepesh (Il professore di desiderio 1977 e L’animale morente 2001), professore di letteratura in un college della East Coast che indaga la presenza del desiderio e della passione nella letteratura contemporanea. Mentre nel 1974 in My life is a man appare la fugace traccia di Nathan Zuckerman che poi proromperà in Zuckerman scatenato (1981), La lezione di anatomia (1983) e L’orgia di Praga (1985).

 

Zuckerman, figura che filtra più con il comico e l’assurdo, capace di un’introspezione più profonda rispetto alla bulimia erotica di Kepesh, è anche l’anfitrione che in Pastorale americana, capolavoro di Roth del 1997, introduce uno dei personaggi più tragici e dolorosi della letteratura del romanziere statunitense: lo Svedese. Seymour Levov è il fratello di un amico che Zuckerman incontra ad un ritrovo di ex alunni. La storia che l’amico gli racconta in un lungo flashback è l’ascesa e la caduta di un esempio borghese della rinascita americana del dopoguerra. Lo svedese è stato il vincente, eccellente giocatore di football, famiglia armoniosa e moglie bella e premurosa, successo nella vita e negli affari (la fabbrica di guanti, che poesia). Poi all’improvviso lo sprofondo. La balbuziente e amata figlia Merry, proprio in mezzo alle contestazioni antiVietnam di fine anni sessanta cresce e si politicizza fino a mettere una bomba in un ufficio postale che provoca morti e feriti. La ragazza fugge scomparendo, e lo Svedese si strugge nel dolore cercandola ovunque nell’arco di cinque anni, raccogliendo i cocci di una vita distrutta mentre l’America comunque cambia a suon di morti e scandali politici.

Pastorale americana è sì il “grande romanzo americano” anche perché Roth si allontana dall’epiteto, e dalla grande famiglia, comunque limitante, della tradizione degli scrittori ebreo-americani (Saul Bellow, per dire), e fa partire la seconda trilogia di Zuckerman (Ho sposato un comunista, La macchia umana) dove il suo alter ego si mette come da parte e fa da osservatore delle vicende di uno scaricatore di porto sindacalizzato che diventa attore radiofonico di successo ma che poi viene travolto dalle accuse di maccartismo (Ho sposato un comunista); così come proprio mentre sta per andare in pensione l’affermato accademico Coleman Silk de La macchia umana finisce accusato di razzismo e vede finire la sua vita in mille pezzi, facendo emergere momenti del suo passato non proprio limpidi come si credeva che fossero. Il talento di Roth sta proprio nell’immergere il lettore in una spirale ammaliante del dolore marcata dalla distruzione dell’affermazione sociale dei protagonisti dei suoi racconti. Affermazione che crolla con l’incursione devastante dei grandi moti della storia e della politica nell’universo minimale privato del singolo. Eventi inspiegabili almeno nello spazio circoscritto di una famiglia, di una vita privata, che per molti biografi di Roth nascono dal trauma della prima moglie, Margaret Martinson, morta in un incidente stradale nel 1968. Il nucleo pulsante e poetico proprio delle opere massime di Roth è questo esplicito dannarsi dei suoi protagonisti nel capire se esiste una colpa lontana, profonda, nascosta in sé che ha portato alla disgrazia, alla caduta, all’inizio della fine di una vita che sembrava normale.

 

Negli anni duemila Roth torna con un libro all’anno dal 2004 al 2010, confermando, se ce ne fosse ancora bisogno la classe cristallina e lo scorrevolezza di una letteratura colta pronta per essere divorata da chiunque. Tra questi ricordiamo Il complotto contro l’America (2004) che è uno spassoso esempio di fantapolitica con Charles Lindbergh che al culmine della sua popolarità diventa presidente degli Stati Uniti. Tra l’altro Roth, ritaratosi ufficialmente dal mestiere di scrittore nel 2012, aveva rilasciato una delle sue rare interviste al New York Times nel gennaio del 2018 definendo l’attuale presidente Donald Trump un “arrogante buffone”. Nella stessa intervista aveva risposto con un coraggio e una forza d’animo mai doma ad una domanda sulla vita e la morte: “È come giocare a un gioco, giorno dopo giorno, un gioco ad alta posta che per ora, anche contro le probabilità, continuo a vincere. Vedremo quanto durerà la mia fortuna”…

 

💙💙MARTEDI-22-MAGGIO-2018💙💙

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Serata indimenticabile a San Siro per la festa in onore del centrocampista: tra i fuoriclasse in campo Totti, Del Piero e Inzaghi, che realizza una tripletta.

 

 Quella di oggi sarà una data da ricordare per tutti coloro che amano il calcio. Andrea Pirlo darà l’addio al calcio giocato in una partita a sfondo benefico a cui parteciperanno molti ex compagni illustri del centrocampista, con lo stadio di San Siro a fare da cornice per la sua ultima esibizione.

 

BONUCCI: «IO CAPITANO? HO GRANDI RESPONSABILITA’»

“Diventare il capitano della Nazionale è una responsabilità grande, però in questo momento c’è da pensare a ripartire tutti quanti insieme dopo aver scritto una pagina veramente brutta della storia del calcio italiano”. A dirlo Leonardo Bonucci, tra i tanti campioni che hanno partecipato all’addio al calcio di Andrea Pirlo a San Siro. “Da ogni cosa brutta bisogna ripartire piu’ forti di prima con l’obiettivo di ricostruire”, aggiunge il difensore del Milan ai microfoni di Sky Sport.

 

«FUTURO? HO TEMPO PER PENSARE»

“Ho tempo per pensare a cosa fare, ho smesso da poco e il campo per ora non mi manca. Ma nella vita ho sempre fatto solo questo…”. Andrea Pirlo parla cosi’ ai microfoni di Sky Sport nella serata del suo addio al calcio davanti al pubblico di San Siro. Il Maestro potrebbe entrare nel giro della Nazionale, come confermato nel prepartita dal vicecommissario della Figc, Alessandro Costacurta.

 

FINITA 7-7

Inzaghi con una tripletta firma la rimonta dei bianchi.

 

 «ABBIAMO TANTE COSE DA FARE CON LA JUVE»

Massimiliano Allegri resta sulla panchina della Juventus. E’ lo stesso tecnico toscano di fatto ad annunciarlo ai microfoni di Sky Sport nel corso della partita d’addio al calcio di Andrea Pirlo. “Abbiamo tante cose da fare – spiega Allegri, che oggi ha incontrato la dirigenza bianconera per pianificare la prossima annata – ci riposeremo e poi penseremo all’anno prossimo”.

 

 

22.35 STAFFETTA: ESCE PIRLO, ENTRA IL FIGLIO.

Ovazione a San Siro, esce Andrea Pirlo e lascia il posto a suo figlio.

 

 

 

 

 

22.34 DOPPIETTA INZAGHI, ASSIST TOTTI.

I White riaprono la partita portandosi sul 7-6, grazie alla doppietta di Inzaghi, che ha sfruttato un assist delizioso di Totti e un cross di Camoranesi. L’allenatore del Venezia ha sfiorato la tripletta, sempre su assist di Totti.

 

 

 

22.20 GATTUSO «OBIETTIVO CHAMPIONS»

“Abbiamo fatto una grandissima stagione, quando uno fa l’allenatore la tensione fa parte del gioco. Un desiderio per la prossima stagione? Continuare il percorso che abbiamo fatto, a tratto abbiamo espresso un buon calcio, speriamo di cominciare dove abbiamo finito”. A dirlo Gennaro Gattuso ai microfoni di Sky nella serata dell’addio al calcio di Andrea Pirlo al Meazza. “Obiettivo Champions? Il Milan, quando comincia, ha questo come obiettivo principale, sappiamo che e’ difficile – aggiunge il tecnico del Milan -. Dobbiamo rafforzare la squadra, pensiamo sia io che la societa’ a lavorare bene”.

 

 

 

 

 

22.16 BUFFON SU FUTURO E NAZIONALE

“Come è maturato l’addio alla Juve? Col Presidente ci siamo incontrati spesso e ogni volta abbiamo giunto un mattone, lui è stato veramente di grande aiuto, perché sinceramente credo che con la Juve non ci sia stato modfo migliore per chiudere. Non è obbligatorio leggere o vedere la tv, come detto qualche giorno fa ho bisogno di prendermi un po’ di tempo per stare sereno ed analizzare a bocce ferme tutto. Una persona di 40 anni come me deve decidere in base alla razionalità e non all’emotività. Nazionale? Se non vado è perché sinceramente sono sempre stato un valore aggiunto e sono sempre stato considerato così. Siccome in Nazionale sono visto, negli ultimi due anni, come un problema, la vivo come una situazione di disagio, per la stima e l’orgoglio che ho per me stesso levo l’imbarazzo a tutti. Io voglio essere considerato un giocatore importante, se gli altri non la vedono così, e non dico i tecnici e le persone della nazionale ne prendo atto.

 

WHITE STARS – Allenati da Antonio Conte e Carlo Ancelotti: Portieri: Christian Abbiati e Nelson Dida. Difensori: Leonardo Bonucci, Giorgio Chiellini, Alessandro Costacurta, Giuseppe Favalli, Marek Jankulovski, Paolo Maldini, Alessandro Nesta, Massimo Oddo, Dario Simic, Gianluca Zambrotta, Javier Zanetti. Centrocampisti: Roberto Baronio, Mauro German Camoranesi, Gennaro Gattuso, Frank Lampard, Leonardo, Simone Pepe, Andrea Pirlo, Manuel Rui Costa, Marco Verratti, Arturo Vidal.Attaccanti: Roberto Baggio, Alessandro Del Piero, Antonio Di Natale, Vincenzo Iaquinta, Filippo Inzaghi, Alessandro Matri, Alexandre Pato, Ronaldo “Il Fenomeno”, Francesco Totti, Christian Vieri.

 

 

 

BLUE STARS – Guidati in panchina da Massimiliano Allegri, Roberto Donadoni e Mauro Tassotti non saranno da meno. Portieri: Gianluigi Buffon e Marco Storari – Difensori: Daniele Adani, Andrea Barzagli, Daniele Bonera, Marcos Cafu, Aimo Diana, Ciro Ferrara, Kakha Kaladze, Marco Materazzi, SergInho.Centrocampisti: Demetrio Albertini, Massimo Ambrosini, Cristian Brocchi, Daniele De Rossi, Alessandro Diamanti, Claudio Marchisio, Simone Perrotta, Clarence Seedorf. Attaccanti: Marco Borriello, Antonio Cassano, Fabio Quagliarella, Ronaldinho, Andriy Shevchenko, Carlos Tevez, Luca Toni, Nicola Ventola.Andrea Pirlo, da buon padrone di casa, onorera’ tutti i suoi ospiti giocando un tempo per parte.

 

 

 

💙💙LUNEDI-21-MAGGIO-2018💙💙

 

 

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💙💙DOMENICA-20-MAGGIO-2018💙💙

 

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💙💙SABATO-19-MAGGIO-2018💙💙

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