Ennesimo spot elettorale. Cancellazione dell’Imu a 3 giorni dai ballottaggi.

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Le imprese possono aspettare. Il taglio dell’Ires, in programma per il 2016 e poi slittato al 2017, salterà un altro anno e sarà messo in agenda per il 2018. Vista la coincidenza con le elezioni

e, più in generale, l’incertezza del quadro politico, significa che la misura pro imprese compresa nel piano fiscale del governo, data per certa fino a pochi giorni fa, sarà rinviata sine die. A spiegarlo è stato il premier Matteo Renzi, intervistato da QN. «Pensavamo di intervenire sull’Ires nel 2017 e sulle famiglie nel 2018, ma tutti, anche gli imprenditori, mi dicono che è urgente mettere più soldi nelle mani delle famiglie». Dunque, partire dalle famiglie «è una delle ipotesi», ma «ne discuteremo in settembre e per ottobre il governo avrà deciso».In sostanza, si prepara un altro intervento sulle imposte che gravano sui redditi. Tutto da definire, molto simile agli 80 euro. Ad esempio estendendo il bonus ai pensionati. Ma il premier vuole di più. Mettere soldi nelle tasche delle famiglie significa fare ripartire i consumi, ma anche assicurarsi consensi in un momento in cui il governo ne ha molto bisogno.L’annuncio di ieri, insomma, rafforza il sospetto che Renzi voglia andare a elezioni prima della scadenza della legislatura. Resta il dubbio di come farà passare alla Commissione europea un cambio di direzione di questo tipo.L’importante per il premier è usare il fieno messo in cascina in questi due anni. Anche con una «Festa dell’Imu». Spiega Renzi: «Celebreremo la scomparsa di un’imposta impopolare». La data del funerale dell’imposta? «Il 16 giugno». Tre giorni dopo ci sono i ballottaggi per i sindaci? «Certo che il ministro Alfano fissa delle date…», è la replica del premier.Ieri uno studio della Cgia di Mestre ha calcolato che negli ultimi sei anni imprese e famiglie italiane hanno pagato più tasse per 29,3 miliardi. Il problema per il governo resta quello di trovare le risorse per tagliarle.Per il prossimo anno ci sono già da trovare 15 miliardi per disinnescare le clausole di salvaguardia (quindi aumenti di Iva e accise). Il governo lo farà «con misure alternative», ha ribadito ieri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al Fondo monetario internazionale. «I risparmi arriveranno da un altro round di spending review, dal taglio delle agevolazioni fiscali e con misure amministrative». Tutto da definire, quindi.Particolarmente difficile la partecipazione di Padoan alle sessioni primaverili del Fmi, visto che lo stesso Fondo ha bocciato i conti dell’Italia. Ieri il ministro ha insistito: Nel 2015 l’Italia è tornata a crescere. «Il Pil è aumentato oltre le attese» e il debito pubblico scenderà nel 2016 secondo le previsioni. Peccato che i governi italiani sbaglino quasi sempre le previsioni.

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