Dalle Comunali alle riforme; i 6 mesi infernali del governo.

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La buona notizia per il governo è che la maggioranza degli elettori italiani non è andata a votare e qualcuno – ufficiosamente – può farla passare come una vittoria personale del premier Matteo Renzi che si era speso per questo risultato. La cattiva notizia è speculare. In Italia ci sono come minimo 12 milioni di persone che dicono no a Renzi. Cittadini che si sono mobilitati, sono andati a votare, nonostante la bella giornata,

sicuramente per amore del mare italiano, ma anche contro l’esecutivo.Truppe che, per quanto eterogenee e disorganizzate, potrebbero aiutare a rendere ancora più difficili le tante sfide che il governo si appresta ad affrontare nei prossimi mesi.Ci sono quelle che non dipendono dall’Italia. Il giudizio della Commissione europea sui conti italiani e, più nel dettaglio, sul Def presentato pochi giorni fa dal governo. Difficile che a Bruxelles non si accorgano che il pareggio di bilancio è ulteriormente slittato; che i conti del 2017 non sono quelli dei patti. Facile che nelle istituzioni europee prevalgano quelli che vogliono intimare un alt all’Italia e così fermare sul nascere le tentazioni elettorali di Renzi. In particolare un intervento sulle pensioni e un taglio delle tasse, ancora una volta sotto forma di bonus alle famiglie.L’altro macigno sulla strada di Renzi è l’immigrazione. Oggi al Consiglio dei ministri degli Esteri Ue, l’Italia potrebbe incassare una mezza vittoria. Nel senso di frasi di apprezzamento al documento inviato da Renzi ai partner europei sul tema. È piaciuto anche alla Commissione europea, ma non avrà nessun peso concreto. La sfida per il premier italiano sarà, al contrario, concretissima e consisterà nel gestire le ondate di immigrati, ora che il Paese è isolato, vista la stretta sulle frontiere con l’Austria e la Francia.Con un governo sotto scacco sull’economia e alle prese con una ondata extra di migranti, il clima potrebbe virare al peggio. In parte è già così, se si considerano i consensi del premier di qualche mese fa e i numeri dei sondaggi più recenti.Tutte da valutare, a questo punto, le ripercussioni sulle urne. Le elezioni amministrative si avvicinano e sono a rischio per il partito del premier e per la sua coalizione di governo. Coinvolgono le città più importanti del Paese. Il Pd ha già messo in conto di perdere Napoli. Spera in un miracolo a Milano, dove il candidato di centrodestra Stefano Parisi è in continua ascesa. Poi c’è Roma. Una eventuale vittoria della candidata sindaco del Movimento 5 stelle Virginia Raggi avrebbe una eco mediatica mondiale. Un ulteriore colpo a Renzi, a danno del suo punto di forza che è l’immagine e l’idea che sia comunque l’unico a potere garantire la stabilità in Italia.In prospettiva incombono i referendum costituzionali. Sembravano quasi un plebiscito, quando lo stesso Renzi ha annunciato che al voto confermativo sulle riforme legherà la sorte del suo governo. Oggi lo sono molto meno.Non c’è bisogno di quorum. Se ci sarà un’astensione sarà solo quella di chi è completamente disinteressato all’assetto delle istituzioni nazionali, ma anche alla politica. In campo ci saranno i pro-Renzi e gli anti Renzi. Tra questi, i tanti elettori moderati che ieri non sono andati a votare solo perché volevano salvare le trivelle. Ma che se potessero, non salverebbero il governo e il premier Renzi.

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