Giustizia, Davigo: “Classe dirigente che delinque fa più danni dei delinquenti di strada”.

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Piercamillo Davigo torna a puntare il dito contro i fenomeni di corruzione nella politica. E l’affondo è durissimo: “La classe dirigente di questo Paese quando delinque fa un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada

e fa danni più gravi”, ha detto il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati durante la lectio magistralis al master in prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e corruzione dell’ Università di Pisa. “C’è stato un decadimento qualitativo della classe dirigente politica – è l’analisi dell’ex membro del pool di Mani Pulite – basta osservare la sintassi del dibattito politico. Il problema è che la classe politica che c’era allora non ha pensato alla successione”. Ma i distinguo sono necessari anche in questo campo: “In Italia la vulgata comune è dire che rubano tutti. No, mi fa arrabbiare questa cosa, rubano molti. Non tutti. Altrimenti non avrebbe senso fare i processi”.

“Dire che i magistrati devono parlare solo con le loro sentenze equivale a dire che devono stare zitti”, attacca ancora il numero uno dell’Anm, in evidente riferimento alle parole di Matteo Renzi che il 5 aprile, nella diretta Facebook #Matteorisponde, diceva: “Oggi leggo sui giornali: Renzi accusa i magistrati. Ma dove? Noi incoraggiamo i magistrati a fare veloci, che parlino con le sentenze, noi più sentenze ci sono e più siamo felici”. Parlando di indagini che “si ripetono nei decenni”, Davigo ha fatto l’esempio di “un funzionario pubblico che nel ’92 spiegava il sistema della distribuzione delle tangenti che andava avanti da 20 anni” e ha concluso: “Oggi inchieste recenti dimostrano che questo sistema è proseguito ininterrotto“. “E a noi – ha aggiunto – ci dicono che abusiamo della custodia cautelare: sono senza vergogna”.

Come si fronteggiano allora i fenomeni corruttivi? Per il magistrato occorre “introdurre forti norme premiali, quelle recentemente introdotte non bastano. Si potrebbe assicurare la non punibilità del primo che parla: sarebbe un soggetto non più affidabile per il sistema corruttivo, perché nessuno si fiderebbe più di lui – ha spiegato il magistrato – si sarebbe raggiunto scopo di rieducare senza punire”. “Occorrerebbe anche introdurre le operazioni sotto copertura, già previste da convenzioni internazionali che Italia ha sottoscritto”, ha aggiunto il magistrato. Richieste motivate dal fatto che “i danni della corruzione danneggiano molto più della delinquenza da strada, eppure i reati dei colletti bianchi sono tra i più impuniti: la corruzione è una delle devianze della classe dirigente”, ha spiegato.

Parlando poi del presunto protagonismo dei magistrati, Davigo ironizza: “Le avete mai lette le sentenze? E’ come quando sui giornali di provincia qualche volta c’è il pescatore che ha pescato un luccio enorme. Io dico: è il pescatore affetto da protagonismo o è il luccio che è enorme?”.

Le parole dell’ex membro del pool di Mani Pulite suscitano la reazione del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini: “Le dichiarazioni del presidente Davigo rischiano di alimentare un conflitto di cui la magistratura e il Paese non hanno alcun bisogno – afferma Legnini – tanto più nella difficile fase che viviamo nella quale si sta tentando di ottenere, con il dialogo ed il confronto a volte anche critico riforme, personale e mezzi per vincere la battaglia di una giustizia efficiente e rigorosa, a partire dalla lotta alla corruzione e al malaffare”.

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