ARRIVA LA PATRIMONIALE… STANGATA SULLE POLIZZE VITA…

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Arriva la patrimoniale: stangata sulle polizze vita.
Il disinnesco di 35 miliardi di clausole di salvaguardia su Iva e accise, così come il temporaneo aggiustamento di un deficit/Pil sotto controllo, possono passare attraverso un incremento delle tasse di successione. Si tratta, come rivelato da MF, di una manovra a tenaglia che vede protagonisti il ministero dell’Economia e l’Agenzia delle Entrate. Da una parte, il governo sta lavorando a una rivisitazione di aliquote ed esenzioni. Dall’altra parte, l’ente guidato da Rossella Orlandi sta conducendo da tempo analisi a campione sulle polizze vita, strumento principe per la destinazione del patrimonio a fini successori.Nonostante le smentite del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, lo scenario per le tasche dei contribuenti è triste. Una patrimoniale più «dolce» rispetto a quella che l’Europa vorrebbe che Renzi iniziasse ad applicare per far quadrare i conti. Nei primi undici mesi del 2015 il gettito della tassa di successione è stato di 605 milioni di euro (+15% annuo). Oltre il 70% del prelievo viene pagato da parenti, affini ed estranei. Gli eredi in linea retta (figli, mogli, mariti, nonni), i fratelli e le sorelle godono fino a oggi di aliquote basse (dal 4 al 6%) e soglie di esenzione che arrivano a un milione di euro. Circostanza che consente di trasmettere senza troppi prelievi immobili (nella successione si considera il valore catastale e fino all’annunciata riforma delle rendite si può star tranquilli) e denaro. Quest’ultimo viene soprattutto «riparato» dalle polizze vita che non entrano nell’asse ereditario.Ma se il Tesoro seguisse il tracciato della proposta di legge firmata dai deputati di Sel, il combinato disposto di aumento delle aliquote (dal 21 fino al 45% oltre i 5 milioni), l’abbassamento della franchigia (massimi 400mila euro per i figli) ed estensione dell’asse ereditario penalizzerebbe anche i rami Vita. Tant’è vero che gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate si sono concentrati soprattutto sulle polizze di diritto estero, ossia le unit linked (collegate a fondi di investimento).Per mettere al riparo il patrimonio ci sono, pertanto, due strade maestre. La prima è cercare di evitare l’imposta. Ad esempio, si possono acquistare le «vecchie» polizze caso morte oppure Btp. I contratti assicurativi tradizionali dovrebbero essere gli ultimi a essere sottoposti a una stretta in virtù della loro natura di protezione dal rischio. Sono sempre molto venduti (66 miliardi di nuovi premi nel 2015) ma il loro appeal è in calo perché sono collegati a gestioni poco aggressive, orientate sul mercato obbligazionario. Con i tassi in discesa, una volta che andranno a scadenza i Btp dell’epoca della crisi del debito, strappare rendimenti superiori all’1% sarà difficilissimo. Lo stesso dicasi per chi sceglie di acquistare direttamente i Btp, che rientrano nell’asse ereditario ma non pagano imposta di successione, il loro rendimento netto è molto basso. In pratica, si trasmette il capitale senza una congrua rivalutazione.La seconda strada è pagare l’imposta adesso prima che possa aumentare. È quella del trust estero, molto conveniente per patrimoni che vanno dal milione di euro in su. Si sceglie lo Stato (ovviamente non deve essere nella black list dell’Agenzia delle Entrate) dove far risiedere l’istituto, si individuano i beneficiari pagando subito l’imposta e si segrega il patrimonio beneficiando anche di una tassazione inferiore a quella italiana.

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