LA BANCA, LA PAURA E CONSENSI IN CALO…

“Buoni fruttiferi postali, i più ricercati dai cacciatori di certezze” perché «Ci vuole un buono per garantire i tuoi risparmi». Con una campagna pubblicitaria in stile western su stampa e tv, la Cassa Depositi e Prestiti lancia la sfida all’ok Corral alle banche invitando i risparmiatori italiani a comprare i prodotti che vengono distribuiti da Poste Italiane: sono «garantiti dallo Stato», hanno «una tassazione agevolata al 12,50%» e consentono di richiedere, «quando vuoi», il rimborso del capitale investito. La mossa è aggressiva e il tempismo non pare casuale. In pieno far west del risparmio, con gli obbligazionisti subordinati rimasti vittima del salva-banche e con la nuova crisi di fiducia nei rapporti fra correntisti e sistema creditizio alla vigilia delle nuove regole europee sul bail in, il messaggio della Cassa potrebbe suonare così: vieni all’ufficio postale, compra prodotti tassati meno e garantiti illimitatamente dallo Stato perché noi non falliamo e puoi anche chiederne il rimborso. «Buoni al 100%. Sempre», si legge sulla stella dello sceriffo che compare nella pubblicità sui giornali. Mica come i bond cattivi dell’Etruria o come i conti correnti delle banche che garantiscono i tuoi depositi solo fino a 100mila euro.In realtà, Poste – che distribuisce i prodotti emessi da Cdp – è stata in parte privatizzata e a fine ottobre ne è stato quotato in Borsa il 40% (ma il Tesoro è ancora azionista). E la strategia di pubblicizzare la vendita dei buoni fruttiferi sarebbe legata a una maggiore attenzione al conto economico e alla necessità di rafforzare la raccolta postale penalizzata anche da tassi di interesse assai più bassi rispetto al passato. Qualche maligno fa però notare che, se andrà a segno il mega spot sui buoni fruttiferi, aumenterà indirettamente la provvista di Cdp che serve per finanziare come un bancomat la ripresa di Palazzo Chigi mobilitando risorse per lo sviluppo (il piano industriale targato Claudio Costamagna ha stimato 160 miliardi in cinque anni). Insomma, a pensar male il premier Renzi potrebbe trarre vantaggio, attraverso la sua «banca» (ovvero Cdp), del panico generato dal decreto del suo stesso governo. E peraltro facendo la guerra alle big del credito sane che, non solo hanno dovuto mettere mano al portafoglio sganciando quasi 4 miliardi per lanciare un paracadute ai quattro istituti malati finiti sull’orlo del fallimento, ma da gennaio rischiano anche di pagare un prezzo più alto in termini di crollo della fiducia nel sistema da parte dei risparmiatori. I quali, alla disperata ricerca di un’alternativa al materasso dove depositare i propri soldi, verranno a quel punto accolti a braccia aperte negli uffici postali dove potranno stare «al sicuro». Almeno finché dura.Perché in epoca di bail in, il rischio di mettere in campo aiuti di Stato – e dunque di far alzare il cartellino rosso della Commissione Ue – che è stato fatto uscire dalla porta quando si è trattato di salvare le banche in difficoltà, potrebbe rientrare dalla finestra (come garanzia statale di un prodotto) se e quando Bruxelles dovesse accendere un riflettore sui buoni fruttiferi postali. A quel punto nel saloon europeo del risparmio non ci sarebbe più differenza fra «il buono, il brutto e il cattivo»

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi con il ministro per le Riforme e Rapporti col Parlamento Maria Elena Boschi durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, Palazzo Chigi, Roma, 31 marzo 2014 

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