PRIMARIE RENZICOMANDATE…

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Primarie renzicomandate Così crolla il totem del Pd.
Anche a Roma vince la retorica delle primarie. Che, come a Milano, si faranno solo per assecondare la forma e lo storytelling renziano di un Pd dove si decide dal basso e nulla è imposto dai vertici. Un mantra, questo, su cui il premier-segretario tornerà più volte e che ci accompagnerà fino alla tornata amministrativa di giugno. Eppure la verità sembra un po’ diversa, perché con il passare delle settimane le primarie dem tendono a ricordare sempre più il celebre «uno vale uno» con cui Beppe Grillo lanciò i Cinque stelle.D’altra parte, non è un mistero per nessuno chi saranno i vincitori delle due partite in questione.A Milano il 7 febbraio prevarrà Giuseppe Sala, l’ex commissario di Expo che prima di essere fulminato sulla strada del renzismo fu braccio destro del sindaco Letizia Moratti. Mentre a Roma sarà Roberto Giachetti – che ieri ha formalizzato la sua candidatura con un video su Facebook – a sbancare le primarie che si terranno a marzo.Consultazioni, insomma, soprattutto formali. Che hanno un perché nel cerimoniale che le accompagnerà e nello scontato risalto mediatico che ne seguirà. Ma che è davvero difficile considerare un momento di reale democrazia interna di un partito. Anche perché – e qui forse sta il vulnus più grande – Matteo Renzi non ha mai fatto mistero delle sue preferenze. Sala l’ha fortemente voluto e inseguito per mesi, mentre Giachetti è arrivato a benedirlo pubblicamente quattro giorni fa.«Conosce Roma come pochi altri. Ed è un romano e romanista», ci ha tenuto a dire il premier. Ma siccome oltre che presidente del Consiglio Renzi è pure segretario del Pd, la domanda che sorge spontanea è la seguente: in un partito fortemente verticistico come quello dei dem quanto pesa un’investitura che arriva direttamente dal leader? Insomma, anche volendo dare per buono che la partita si giocherà senza porre il veto su nessuna candidatura che possa dar fastidio al manovratore, è davvero pensabile che alle primarie del Pd – un partito dove non si muove foglia che il segretario non voglia – possa prevalere un candidato contro Renzi? Ovviamente no.C’è una differenza, però, tra Milano e Roma. Se nella prima i dem sono infatti riusciti a trovare due candidati da contrapporre a Sala che sono sì perdenti ma comunque spendibili (Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino), a Roma c’è il deserto. A parte Giachetti, insomma, dopo gli scandali di Mafia capitale il Pd non ha più una classe dirigente.

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