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CAMBIAMENTI PREVISTI DA TEMPO

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FINITA L’EMERGENZA CORONAVIRUS NON CI SARA’ NESSUNA NORMALITA’ A CUI TORNARE. LA PANDEMIA GENERATA DALLA DIFFUSIONE GLOBALE DEL NUOVO CORONAVIRUS CI CONSEGNERA’ UNA REALTA’ DIVERSA DA QUELLA CHE CONOSCEVAMO. SE L’ITALIA, L’EUROPA E IL MONDO DI DOMANI SARANNO MEGLIO O PEGGIO DI QUELLO CHE CI SIAMO LASCIATI ALLE SPALLE MOLTO DIPENDERA’ (PROPRIO COME IN QUESTI GIORNI) DALLE SCELTE DI OGNUNO DI NOI E DA QUELLE CHE COMPIREMO INSIEME…

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Non sappiamo ancora quanto durerà l’emergenza coronavirus. Nella speranza di non vedere l’Esercito a presidiare le nostre strade, mentre il nuovo nemico pubblico numero uno sono i runner, ormai appare chiaro a tutti che il lockdown durerà ancora per settimane. Forse salterà l’anno scolastico e le scuole riapriranno direttamente a settembre. Ormai tutti hanno perso la speranza che, come per incanto, dopo il 3 aprile torneremo alla vita di prima. In molti cominciamo a percepire che non ci sarà nessuna “normalità” a cui tornare. Non conosciamo quanto l’epidemia durerà, ma siamo ormai coscienti che passato il picco ci vorrà del tempo (c’è chi parla addirittura di due anni) perché la vita sociale, produttiva, affettiva possa tornare alla densità a cui siamo stati abituati fino a ieri. Insomma: non ci abbracceremo e non andremo a un concerto ancora per mesi se va bene. Se la pandemia avrà effetti lunghi nel tempo ci consegnerà un mondo diverso da quello che conoscevamo. Stati e governi, così come la società civile e gli istituti sociali come la scuola, sono chiamati ad operare in un contesto sconosciuto e a prendere provvedimenti inediti. Ci troveremo in un mondo più chiuso di prima, uomini e merci circoleranno meno liberamente di prima con conseguenze tutte da verificare. Un mondo dove la revoca nei fatti delle libertà individuali non sappiamo quanto opererà ancora  mettendo a dura prova gli stessi istituti formali delle democrazie liberali. Ancora non ci rendiamo conto della dimensione della crisi economica e sociale che provocherà la pandemia, che se ora sta colpendo soprattutto l’esercito di lavoratori precari, intermittenti a nero, ma che domani arriverà prevedibilmente a colpire il lavoro dipendente. In modo inaspettato la pandemia provocata dal nuovo virus potrebbe mettere fine a quell’Interregno (per usare una famosa espressione di Gramsci) aperto con la crisi del 2008. Che direzione prenderà il mondo nuovo però è ancora tutto da vedere, e molto dipende da noi. Se ci arrenderemo a tornare a una “normalità” in cui la sanità pubblica viene smantellata e definanziata e in cui la precarietà è diventata la cifra delle nostre esistenze, oppure se ci rifiuteremo di pensare “normale” un mondo dove i profitti vengono prima della salute, dove a muoversi possono essere le merci ma non le persone. Chi pagherà la crisi generata dal Covid-19? Socializzeremo la ricchezza o solo le perdite come accaduto nel 2008? Il braccio di ferro sulla chiusura delle fabbriche in corso in questi giorni dimostra quanto l’esito del conflitto è tutt’altro che scontato. La giornalista e attivista radicale Naomi Klein, mette in guardia su come il coronavirus può essere l’evento perfetto per applicare una “shock economy”, facendo largo a quello che ha definito come il “capitalismo dei disastri”: “Questa crisi – come quelle precedenti – potrebbe essere il catalizzatore per inondare gli aiuti sugli interessi più ricchi della società, compresi quelli più responsabili delle nostre attuali vulnerabilità, offrendo quasi nulla alla maggior parte dei lavoratori, spazzando via i piccoli risparmi familiari e chiudendo le piccole imprese”. Molti osservatori in questi giorni insistono invece su come la crisi generata dal coronavirus possa, inaspettatamente, invertire l’egemonia neoliberista impostasi a livello globale negli ultimi quattro decenni. C’è chi, come lo studioso marxista statunitense David Harvey, dà il neoliberismo già per morto, chi descrive la crisi dell’economia di mercato con un ritorno alla pianificazione e all’intervento statale che potrebbe aprire a interventi che ricordano le politiche del new deal.“Dovesse diffondersi in tutto il mondo l’epidemia, siamo consapevoli che i meccanismi del mercato non sarebbero sufficienti a frenare il caos e la fame? I provvedimenti che oggi alla maggior parte di noi sembrano «comunisti» dovranno essere presi in considerazione su scala globale: il coordinamento della produzione e della distribuzione fuori dalle coordinate del mercato”, scrive il filosofo Slavoj Žižek in “Virus” (l’edizione italiana è di Ponte alle Grazie), un ebook costantemente aggiornato che raccoglie le riflessioni dell’autore durante la pandemia. Niente sarà più come prima. Solo un nemico esterno, ad esempio un nemico proveniente da Marte, avrebbe potuto insegnare agli esseri umani che fanno parte di un’unica grande meravigliosa specie, vulnerabile, creativa, bisognosa, che può coltivare il suo bisogno di star bene solo insieme. Le differenze nazionali sono risultati della storia: una storia intrisa di sangue e disastri per difendere confini che non sono che astratte linee su di un pianeta comune, l’unico a disposizione. Questo modo bellicoso di stare al mondo finisce ora. Questo nemico è infatti arrivato, è un’altra specie, il Virus, il re dei Virus con la sua Corona, che ha sconvolto le nostre piccole certezze e comodità, ci ha dichiarato guerra – la Natura sembra ci voglia rimettere al nostro posto, le abbiamo mancato di rispetto davvero troppo. Si rivolta contro di noi. E’ una guerra mondiale, la terza: quella tra l’Umanità e il Virus. E la natura non conosce confini o nazioni. Vuole che accettiamo di vivere in equilibrio col pianeta, e che ci prendiamo cura: di noi tutti, della natura, del pianeta. E’ la condizione che ci pone per lasciarci vivere in pace con lei, e non contro di lei. Se non lo capiamo con le buone, ce lo impone con il Virus. Ma noi siamo una specie animale straordinaria: impariamo, siamo consapevoli. Ne uscirà quindi una nuova umanità mondiale, solidale, una sorta di democrazia del prendersi-cura, terapeutica, o del diritto al bene, alla benevolenza, alla compassione per una vulnerabilità che non va più nascosta, ma che è la bandiera di tutti noi, piccoli nuovi umani, principianti. Siamo invincibili se siamo consapevoli della nostra vulnerabilità, del nostro bisogno di star bene, che ci caratterizzano. Siamo orgogliosi di essere vulnerabili e di occuparci gli uni degli altri – anzi, non si dice più “gli altri”: gli altri siamo noi, noi umani. E quindi dopo, e ben presto, avremo imparato la lezione: non hanno alcun senso, sono contrari ai bisogni dell’umanità e verranno proibiti in particolare investimenti in arsenali militari; gli stessi investimenti si faranno semmai in macchinari per ospedali: le industrie si riorganizzeranno in questo senso. Da chi verranno proibiti: dalle nazioni che si riorganizzeranno e avranno la loro ragione di essere trasformandosi in amministrazioni del benessere delle persone, cooperando internazionalmente per riuscirci – come coopera la scienza. Il bisogno di star bene, un bisogno di tutti, diventa un diritto naturale, proprio perché condiviso da tutti, senza eccezioni e senza limiti di nazionalità. Gli eserciti si trasformeranno in corpi di pace, sostenendo il lavoro di polizia, protezione civile e vigili urbani. Niente sarà più come prima. Solo un nemico esterno, ad esempio un nemico proveniente da Marte, avrebbe potuto insegnare agli esseri umani che fanno parte di un’unica grande meravigliosa specie, vulnerabile, creativa, bisognosa, che può coltivare il suo bisogno di star bene solo insieme. Le differenze nazionali sono risultati della storia: una storia intrisa di sangue e disastri per difendere confini che non sono che astratte linee su di un pianeta comune, l’unico a disposizione.

Questo modo bellicoso di stare al mondo finisce ora. Questo nemico è infatti arrivato, è un’altra specie, il Virus, il re dei Virus con la sua Corona, che ha sconvolto le nostre piccole certezze e comodità, ci ha dichiarato guerra – la Natura sembra ci voglia rimettere al nostro posto, le abbiamo mancato di rispetto davvero troppo. Si rivolta contro di noi. E’ una guerra mondiale, la terza: quella tra l’Umanità e il Virus. E la natura non conosce confini o nazioni. Vuole che accettiamo di vivere in equilibrio col pianeta, e che ci prendiamo cura: di noi tutti, della natura, del pianeta. E’ la condizione che ci pone per lasciarci vivere in pace con lei, e non contro di lei. Se non lo capiamo con le buone, ce lo impone con il Virus. Ma noi siamo una specie animale straordinaria: impariamo, siamo consapevoli. Ne uscirà quindi una nuova umanità mondiale, solidale, una sorta di democrazia del prendersi-cura, terapeutica, o del diritto al bene, alla benevolenza, alla compassione per una vulnerabilità che non va più nascosta, ma che è la bandiera di tutti noi, piccoli nuovi umani, principianti. Siamo invincibili se siamo consapevoli della nostra vulnerabilità, del nostro bisogno di star bene, che ci caratterizzano. Siamo orgogliosi di essere vulnerabili e di occuparci gli uni degli altri – anzi, non si dice più “gli altri”: gli altri siamo noi, noi umani. Coronavirus, oggi scopriamo la nostra fragilità. Ma siamo ancora in tempo per cambiare. Avremo imparato la lezione: non hanno alcun senso, sono contrari ai bisogni dell’umanità e verranno proibiti in particolare investimenti in arsenali militari; gli stessi investimenti si faranno semmai in macchinari per ospedali: le industrie si riorganizzeranno in questo senso. Da chi verranno proibiti: dalle nazioni che si riorganizzeranno e avranno la loro ragione di essere trasformandosi in amministrazioni del benessere delle persone, cooperando internazionalmente per riuscirci – come coopera la scienza. Il bisogno di star bene, un bisogno di tutti, diventa un diritto naturale, proprio perché condiviso da tutti, senza eccezioni e senza limiti di nazionalità. Gli eserciti si trasformeranno in corpi di pace, sostenendo il lavoro di polizia, protezione civile e vigili urbani. Ogni cosa contraddica questo bisogno dell’umanità di vivere in pace e in salute non ha più senso. Per prime saranno ben presto vietate le armi di distruzione di massa, e quindi le armi nucleari, le testate atomiche e gli aerei che le dovrebbero trasportare; l’industria bellica si riciclerà, per fornire macchinari agli ospedali – e case per tutti, e pannelli solari per ogni tetto. Nella piccola vecchia Europa finalmente ci si sarà resi conto che solo uniti si può realizzare la vita che vogliamo: gli Euro-Bonds distribuiranno sulle spalle di 500 milioni di persone (sul risparmio di tutti gli Europei) il carico del debito necessario alla riconversione dell’economia in una direzione compassionevole, solidale, benevola, davvero umana. Sul lungo periodo (in 30-40) anni questi Euro-Bonds pagheranno le pensioni dei trentenni di oggi, investendoli attualmente nella nuova economia della Rinascita. Niente sarà più come prima. Solo un nemico esterno, ad esempio un nemico proveniente da Marte, avrebbe potuto insegnare agli esseri umani che fanno parte di un’unica grande meravigliosa specie, vulnerabile, creativa, bisognosa, che può coltivare il suo bisogno di star bene solo insieme. Le differenze nazionali sono risultati della storia: una storia intrisa di sangue e disastri per difendere confini che non sono che astratte linee su di un pianeta comune, l’unico a disposizione.

Questo modo bellicoso di stare al mondo finisce ora. Questo nemico è infatti arrivato, è un’altra specie, il Virus, il re dei Virus con la sua Corona, che ha sconvolto le nostre piccole certezze e comodità, ci ha dichiarato guerra – la Natura sembra ci voglia rimettere al nostro posto, le abbiamo mancato di rispetto davvero troppo. Si rivolta contro di noi. E’ una guerra mondiale, la terza: quella tra l’Umanità e il Virus. E la natura non conosce confini o nazioni. Vuole che accettiamo di vivere in equilibrio col pianeta, e che ci prendiamo cura: di noi tutti, della natura, del pianeta. E’ la condizione che ci pone per lasciarci vivere in pace con lei, e non contro di lei. Se non lo capiamo con le buone, ce lo impone con il Virus. Ma noi siamo una specie animale straordinaria: impariamo, siamo consapevoli. Ne uscirà quindi una nuova umanità mondiale, solidale, una sorta di democrazia del prendersi-cura, terapeutica, o del diritto al bene, alla benevolenza, alla compassione per una vulnerabilità che non va più nascosta, ma che è la bandiera di tutti noi, piccoli nuovi umani, principianti. Siamo invincibili se siamo consapevoli della nostra vulnerabilità, del nostro bisogno di star bene, che ci caratterizzano. Siamo orgogliosi di essere vulnerabili e di occuparci gli uni degli altri – anzi, non si dice più “gli altri”: gli altri siamo noi, noi umani. E quindi dopo, e ben presto, avremo imparato la lezione: non hanno alcun senso, sono contrari ai bisogni dell’umanità e verranno proibiti in particolare investimenti in arsenali militari; gli stessi investimenti si faranno semmai in macchinari per ospedali: le industrie si riorganizzeranno in questo senso. Da chi verranno proibiti: dalle nazioni che si riorganizzeranno e avranno la loro ragione di essere trasformandosi in amministrazioni del benessere delle persone, cooperando internazionalmente per riuscirci – come coopera la scienza. Il bisogno di star bene, un bisogno di tutti, diventa un diritto naturale, proprio perché condiviso da tutti, senza eccezioni e senza limiti di nazionalità. Gli eserciti si trasformeranno in corpi di pace, sostenendo il lavoro di polizia, protezione civile e vigili urbani. Ogni cosa contraddica questo bisogno dell’umanità di vivere in pace e in salute non ha più senso. Per prime saranno ben presto vietate le armi di distruzione di massa, e quindi le armi nucleari, le testate atomiche e gli aerei che le dovrebbero trasportare; l’industria bellica si riciclerà, per fornire macchinari agli ospedali – e case per tutti, e pannelli solari per ogni tetto. Nella piccola vecchia Europa finalmente ci si sarà resi conto che solo uniti si può realizzare la vita che vogliamo: gli Euro-Bonds distribuiranno sulle spalle di 500 milioni di persone (sul risparmio di tutti gli Europei) il carico del debito necessario alla riconversione dell’economia in una direzione compassionevole, solidale, benevola, davvero umana. Sul lungo periodo (in 30-40) anni questi Euro-Bonds pagheranno le pensioni dei trentenni di oggi, investendoli attualmente nella nuova economia della Rinascita. La pace si inizia nelle menti delle persone: per cui in tutte le scuole si imparerà da subito la mente della pace: con corsi su come gestire emozioni negative, come risolvere conflitti, come comprendere l’altro. Sarà chiaro a tutti che chi insulta o è in preda all’ira sta male, è in balia di una forma di pazzia, più o meno passeggera, e va aiutato. In una economia solidale non ci sarà spazio per la paura: reddito di cittadinanza (a livello europeo inizialmente, e poi mondiale) e simili accorgimenti renderanno possibile a tutti lo studiare per tutta la vita, coltivando le risorse nascoste nei desideri di tutti, distribuendo competenze. Artisti e piccoli artigiani e altre categorie con reddito incerto godranno sostegni economici per mantenere viva la cultura, anzi le culture. La nuova umanità impara a voler bene alla vita cosi come è: accettando i problemi e risolvendoli insieme, con razionalità, scienza, ragionevolezza, conoscenze di esperti e studiosi. La nuova indicazione universale che si aggiunge alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo (non a caso stilata dopo l’ultima grande catastrofe mondiale, la seconda Guerra Mondiale) è: non danneggiare. Né il pianeta, né gli umani, né la natura. Una Costituente Universale si preoccuperà di implementarla in passi concreti, semplici, realizzabili da ognuno in ogni campo. C’è molto da fare, non c’è tempo da perdere in polemiche. Si ricostruisce qualcosa di meglio. L’emergenza di oggi è un feedback della natura che ci avverte in tempo: possiamo capirlo e smettere di danneggiare il pianeta e quindi noi tutti.

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