CONTE È ALLE STRETTE

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emmanuel-macron-angela-merkel-1315867 CONTE È ALLE STRETTE

CAVOLETTI DI BRUXELLES – IL DUPLEX MERKEL-URSULA PROVA A FAR INGOIARE AI “FRUGALI” RUTTE E KURZ UN COMPROMESSO SUL RECOVERY FUND – ANGELONA SA BENE CHE I PAESI DEL NORD EUROPA DIPENDONO DALLA GERMANIA. NON SOLO: BERLINO CONTRIBUISCE NELLA MISURA DEL 27% DEL RECOVERY FUND – E CONTE È ORMAI ALLE STRETTE. IL 27 MAGGIO DOVRÀ DIRE SE ACCETTA LA PROPOSTA CHE PORTERÀ URSULA ALLA COMMISSIONE EUROPEA. INTANTO, ALLE SUE SPALLE, AUMENTA IL CAOS A 5STELLE…

DAGOSPIA

Respinto il Recovery Fund dai quattro “paesi frugali” capitanati da Rutte e Kurz – fondo che deve essere approvato all’unanimità dai 27 paesi dell’Unione Europea – il duplex Merkel-Ursula si è messo al lavoro per far accettare ai Paesi del Nord un compromesso: ad esempio, mille miliardi di cui 500 a fondo perduto.

Angelona sa bene che i quattri paesi frugali dipendono dalla Germania. Non solo: Berlino contribuisce nella misura del 27% del Recovery Fund. Insomma, la Merkel è l’azionista di maggioranza del fondo.

E Conte è ormai alle strette. Il 27 maggio, fra appena tre giorni, dovrà dire se accetta la proposta che porterà Ursula alla Commissione Europea. Intanto, alle sue spalle, il marasma dei 5Stelle diventa sempre più assordante.

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Alberto D’Argenio per “la Repubblica”

Sono ore infinite a Bruxelles, con Ursula von der Leyen al lavoro per chiudere il Recovery Fund, l’ attesissimo Fondo per la ripartenza che presenterà mercoledì al Parlamento europeo. Il meccanismo di rilancio ormai ha una fisionomia definita, ma la presidente della Commissione tiene coperta la cifra finale della sua potenza di fuoco.

Tra istituzioni e Cancellerie circola una forchetta che va dai 600 agli 800 miliardi. Questo è quanto il Fondo andrebbe a prendere sui mercati con titoli comuni emessi dalla stessa Commissione, dopo la svolta di Angela Merkel. Quindi i soldi saranno distribuiti ai Paesi più colpiti da Covid e recessione sotto forma di aiuti a fondo perduto, prestiti da rimborsare e investimenti.

Il documento firmato da Macron e Merkel chiede 500 miliardi di soli sussidi da non rimborsare. Von der Leyen probabilmente resterà intorno a questa cifra, aggiungendo una parte di prestiti. Tuttavia alcune capitali temono che portando il valore complessivo del Fondo sopra i 500 miliardi, la tedesca scenderà un po’ sugli aiuti a fondo perduto, tagliandoli a circa 400 miliardi, e compensando la differenza con prestiti per accontentare i “frugali” del Nord. Il valore complessivo del Fondo, comunque, sfonderà i 1.000 miliardi, visto che con una serie di leve finanziarie riuscirà a moltiplicare la portata dei suoi piani di investimento.

Il Recovery Fund opererà sui mercati usando come garanzia il bilancio europeo 2021-2027. Budget che probabilmente sarà poco più alto rispetto all’ ultima proposta sulla quale a febbraio i leader hanno rotto perché respinta dai “frugali”. Allora l’ estrema mediazione puntava a un bilancio pari all’ 1,07% del Pil europeo. Ci si aspetta che von der Leyen aggiunga una quarantina di miliardi, portando il bilancio oltre i 1.100 miliardi per i prossimi sette anni.

Per accontentare i nordici, saranno mantenuti, ma ridotti, i “rebates”, ovvero gli sconti sui versamenti nazionali alle casse di Bruxelles. Quindi ci sarà il Recovery Instrument da oltre 1.000 miliardi tra sussidi, prestiti e investimenti. La vera novità contro la crisi alla quale von der Leyen, su input dei leader, lavora da fine aprile. Al suo interno la parte del leone la farà la Recovery and Resilience Facility, strumento che distribuirà la maggior parte dei sussidi (e parte dei prestiti) ai Paesi più colpiti dal Covid. Non prevede condizionalità su conti o riforme.

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Saranno invece i governi a mandare a Bruxelles un piano di spesa che dovrà essere approvato dalla Commissione. I finanziamenti dovranno concentrarsi su riforme e ammodernamento delle economie, ovvero investimenti in Green deal e digitalizzazione. Sarà anche possibile usare i soldi per sostenere settori colpiti come turismo, trasporti e cultura.

Il secondo pilastro sarà il Solvency Instrument, chiamato ad equilibrare la differente capacità di spesa in aiuti di Stato tra gli indebitati mediterranei e i virtuosi del Nord, la cui maggior potenza di fuoco rischia di aumentare in modo non sostenibile le differenze dentro all’ Unione. La Banca europea degli investimenti finanzierà insieme a banche, fondi e Cdp nazionali le imprese a rischio fallimento. Potranno accedere al programma le aziende di ogni dimensione e settore.

Un terzo pilatro sarà il rafforzamento di InvestEu, che grazie a partnership tra pubblico e privato moltiplicherà gli stanziamenti del Recovery Fund con investimenti nelle imprese dei settori strategici a rischio crisi (e scalate cinesi) come digitale, comunicazioni (5G compreso), intelligenza artificiale, tecnologie verdi, rinnovabili, biomedicina, batterie e infrastrutture sanitarie.

Ci sarà poi uno Strumento per la sanità per investire in ricerca, infrastrutture e medicine. Nel piano ci sarà anche la possibilità di anticipare l’ attivazione di alcune parti del Fondo – a partire dai fondi per le imprese strategiche – già a settembre. Ma in attesa del nuovo bilancio Ue, dovranno essere i governi a fornire le garanzie per iniziare a operare sui mercati. Certamente tra i punti più duri del negoziato tra i leader.

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