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CRISTIANO RONALDO AUGURI

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Buon compleanno Cristiano: 7 cose che (forse) non sapevate su Ronaldo.

Sapevate che “dilapidò” il suo primo stipendio (50 euro!) in cioccolata? E sulla storia da predestinato del suo battesimo? Nel giorno del 35° compleanno di Cristiano Ronaldo proviamo a raccontare alcune cose (7, un numero a caso) che forse non conoscevate ancora sulle origini del campionissimo portoghese della Juventus. Su Sky Sport Uno, dalle 21, programmazione interamente dedicata a CR7.

“Mia sorella, che lavorava in un orfanotrofio, mi disse che se fosse stato un maschio avrei potuto chiamarlo Cristiano: mi sembrò una buona idea”. Un martedì mattina come tanti quel 5 febbraio del 1985 a Funchal, capitale dell’isola di Madeira. Finché, alle 10.20, una cuoca, la signora Maria Dolores dos Santos, non si convinse di “partorire” il pasteis più strabiliante che il Portogallo abbia mai contemplato, un prodigio di 4 chili e 52 centimetri di altezza. “A me e a mio marito piaceva Ronald, come il presidente degli Stati Uniti. Insomma: mia sorella scelse Cristiano e noi Ronaldo”. Il resto è storia, (arci)nota. Di quel bimbo impareremo a conoscere praticamente tutto, o forse no. Nel dubbio, nel giorno del suo 35° compleanno (parabéns!) proviamo allora a scoprire le pochissime cose che ancora non sappiamo sulle origini dell’asso portoghese della Juventus, le 7 curiosità (un numero a caso) “indispensabili” per la laurea in Cristianoronaldologia.

Dunque, “Ronaldo” per un omaggio dei genitori al loro attore preferito, Ronald Reagan, poi diventato presidente degli Usa. Ma sapevate che prima di diventare una star il giovane Reagan era un bagnino? Capace, in una botta sola, di salvare 77 persone?! Dicevano anche che avesse una bella voce, che lo aiutò – effettivamente – a diventare radiocronista sportivo di baseball. E sarà proprio in occasione di una trasferta dei Chicago Cubs a Los Angeles che RR77 troverà il modo di fare un provino agli Studios. Il desiderio – neanche tanto nascosto – di Cristiano quando avrà smesso di correre dietro una palla, come dichiarato di recente dal recordman bianconero ai Globe Soccer Awards: “Vorrei fare un film a Hollywood”. Come Pelé, “amico” dello stesso Reagan: “Non devi presentarti, tutti sanno chi è Pelé” spiegò una volta al 10 brasiliano, di cui l’attaccante lusitano è uno degli eredi designati nel regno del calcio, un predestinato.

Nel libro “Cristiano Ronaldo: l’ossessione della perfezione”, scritto dal milanese Luca Caioli, si trovano tantissimi aneddoti sulle radici del calciatore. Particolarmente significativo – quasi un segno del destino – quello relativo al giorno in cui viene battezzato. “Il battesimo di Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro si celebra nella Chiesa di Sant’Antonio. E, coincidenze della vita, è segnato dal calcio. José Dinis, il papà, dà una mano, come magazziniere tuttofare nel Clube de Futebol Andorinha. E decide che Fernão Barros Sousa, capitano della squadra, farà da padrino al piccolo. La cerimonia è alle 6 del pomeriggio, ma alle 4 c’è la partita. L’Andorinha gioca a Ribeira Brava. Antonio Rodriguez Rebola, il sacerdote, ha già battezzato gli altri bambini e comincia a innervosirsi: non si vede né il padre né il padrino. La madre Dolores, con il bimbo in braccio, e la madrina cercano di tranquillizzare il parroco. Finalmente, con più di mezz’ora di ritardo, arrivato Fernão e Dinis. Il rito si può officiare”.

Un destino molto diverso avranno tanti sportivi che, pure, sono nati nello stesso giorno e anno di CR7. Per esempio Fabien Farnolle, che gioca in Turchia nello Yeni Malatyaspor ed è anche il portiere della Nazionale del Benin. Oppure Steve Purdy, difensore statunitense, ora svincolato, con qualche presenza nella Nazionale americana, nel 2009 “passato” a El Salvador, di cui è originaria la famiglia. Ma in questo specialissimo elenco anagrafico ci sono anche un arbitro e un fumettista italiano, Fabrizio De Tomaso, autore dei disegni del numero 356 di Dylan Dog, intitolato “La macchina umana”: una dedica inconscia al “robot” Ronaldo, se non fosse per quel suo debole adolescenziale per il cioccolato…

È l’estate del 1997 e il 12enne Cristiano entra a far parte del vivaio dello Sporting Lisbona. Il suo primo stipendio è di 10 contos al mese, circa 50 euro, che usa per comprare i libri, i quaderni, i vestiti e per le normalissime spese quotidiane. Un bel giorno però mamma Dolores chiama il club per informarli che il figlio non ha pranzato in mensa e ha speso tutti i soldi che aveva risparmiato in tavolette di cioccolato! Sarà per questo che il maestro cioccolataio Jorge Cardoso ha creato un Cristiano Ronaldo tutto di cioccolata, ad altezza naturale, un po’ più pesante (120 chili), opera che sarà esposta dal 5 febbraio a Giviziez, in Svizzera.

«Devo ringraziare lui per il mio successo. Giocavamo nella stessa squadra dell’U-18 nel campionato portoghese. Quando l’allenatore dello Sporting Lisbona venne a vederci, disse: chi segnerà più gol verrà nella nostra squadra. Noi vincemmo la partita 3-0, io segnai il primo gol e il secondo lo segnò Alberto Fantrau grazie a un grande colpo di testa. Ma il terzo fece rimanere tutti a bocca aperta. Alberto era uno contro uno davanti al portiere, quando lo ha dribblato io mi trovavo proprio davanti a lui. Tutto quello che doveva fare era metterla in rete e invece l’ha passata a me e io ho fatto doppietta. Quello stesso giorno andai allo Sporting. Dopo la partita gli chiesi: ‘Perché l’hai fatto?’ e lui mi disse: ‘Sei più forte di me’».

Questa storia cominciò a circolare la notte della Decima, quando il Real di Carlo Ancelotti sconfisse proprio allo Stadio da Luz di Lisbona l’Atletico Madrid nella finale di Champions del 2014. Cristiano fu l’autore del definitivo 4-1 e al termine della partita abbracciò un uomo che “internet” identificò in questo Alberto Fantrau, ricamandoci sopra una sceneggiatura da Oscar. Peccato che quell’uomo fosse il fratello maggiore di CR7 e che il significato di quell’abbraccio andasse oltre il film di una partita, celebrando il lieto fine di una dipendenza che Hugo aveva ereditato dal loro padre José, morto a causa dell’alcol.

Tutto vero invece quello che successe a Tolone nel giugno del 2003. Italia e Portogallo Under 21 si affrontano per la finale del prestigioso torneo giovanile francese e tanti di loro, oggi, potranno dire di avere giocato contro Cristiano Ronaldo. Francesco Scotti, Biagio Pagano, Felice Piccolo, Alberto Quadri, Francesco Ruopolo, Christian Scarlato, Yuri Breviario, Lorenzo Crocetti e Cristiano… Del Grosso, usciti sconfitti per 3-1, ma con la soddisfazione di non aver fatto segnare il futuro vincitore di 5 Palloni d’Oro…

E il 6° Pallone d’Oro – insieme alla Champions, ma le due cose spesso camminano a braccetto – è il grande obiettivo del 2020 di Cristiano, costretto a rincorrere nell’infinita sfida personale con Leo Messi, che l’oroscopo cinese “classifica” non per niente come Lepre. I due si fronteggiarono per la prima volta nella semifinale di andata della Champions 2007-08 e fa un po’ sorridere pensare che si concluse soltanto 0-0 (Cristiano sbagliò anche il rigore), un risultato paradossale per una “coppia” da oltre 1.500 gol in carriera. La Lepre e nel caso del portoghese il Bufalo, preciso e metodico – sempre secondo gli astri orientali – e con una capacità innata di concentrazione, coniugata a una super propensione al successo. Che poi è la sua missione, dal primo vagito.

Nove partite di fila in gol in campionato. Diciannove centri in Serie A e ventidue in stagione. Più un palmares da trentun trofei in carriera: auguri CR7! Trentacinque anni e non sentirli. Ma cosa facevano gli altri grandi del calcio alla sua età? Tra campioni eterni ancora in campo a lungo, viaggi oltreoceano, giovani allenatori e un giovane… attore! Su Sky Sport Uno, dalle 21, programmazione interamente dedicata a CR7.

Trentacinque candeline per Cristiano Ronaldo, che festeggia con la Juve prima in classifica il proprio compleanno. Il segreto del suo successo anche a questa età? Lo aveva detto lo stesso portoghese negli ultimi Globe Soccer Awards: “Nessun segreto, solo duro lavoro. Un tempo l’età ideale per giocare a calcio era tra i 30 e i 32 anni, ora ci sono giocatori di alto livello anche a 40”. E per quanto ancora continuerà a stupire? Ecco qualche esempio del passato: cosa facevano altri trentacinquenni capaci di scrivere la storia del gioco?

DIEGO ARMANDO MARADONA – A trentacinque anni è il momento del suo grande ritorno al Boca Juniors, nel periodo immediatamente successivo alle due brevi parentesi da allenatore col Club Deportivo Mandiyú e col Racing. Nel 1995, anno anche del Pallone d’Oro alla carriera, la Bombonera è stracolma per il suo ritorno. Sessantamila persone, tutte per lui. Giocherà col Boca fino al 1997 chiudendo lì la sua storia da giocatore, in un Superclásico contro il River.

PELÉ – Nel suo caso il trentacinquesimo compleanno fu festeggiato lontano dal Brasile, nell’avventura che farà conoscere anche all’America il mondo del “soccer”. Nel 1975 il suo passaggio ai New York Cosmos, nell’antenata della MLS, la North American Soccer League, la NASL. Pelé fu apripista per tanti altri campioni che decisero di intraprendere il viaggio oltreoceano.

GEORGE BEST – Pelé good, Maradona better, George Best – recita quell’adagio per cui il “quinto Beatle” fu il migliore della storia del calcio. La Coppa dei Campioni con lo United era lontana, i problemi di alcolismo molto più vicini. In America – a trentacinque anni coi San Jose Earthquakes – Best tornò a giocare e segnare (qui in uno scatto proprio con Pelé). Fu una delle sue ultime parentesi da calciatore.

JOHAN CRUIJFF – Il suo, come per Maradona, fu un altro ritorno. Dal grande Ajax di Rinus Michels al Barcellona, sempre col maestro in panchina. Poi gli anni in America a – a trentacinque anni – di nuovo con la maglia dei lancieri. Dove vincerà altri due campionati.

MICHEL PLATINI – Non solo campo, a trentacinque anni c’è anche chi aveva già intrapreso la carriera da allenatore. È il caso di Le Roi, alla guida della Francia proprio in quel periodo della sua vita. Quella squadra fallirà però la qualificazione al Mondiale 1990, e uscirà nei gironi dell’Europeo 1992.

FRANCESCO TOTTI – Pochi dubbi sulla sua vita da trentacinquenne, ovviamente ancora nella Roma. Quell’anno stava iniziando la stagione 2011-12, chiusa al settimo posto con Luis Enrique in panchina.

GIANLUIGI BUFFON e ALESSANDRO DEL PIERO – Discorso molto simile per altre due bandiere del calcio italiano. Del Piero (nel 2009) stava iniziando la sua diciassettesima stagione da bianconero. Buffon, più giovane di quattro anni, stava invece per festeggiare (nel 2013) il secondo scudetto consecutivo dell’era Conte, proprio nella prima stagione della Juve senza Del Piero. Tra i due avverrà il passaggio di consegna della fascia.

PAOLO MALDINI – Il trentacinquesimo compleanno non era ancora arrivato: mancavano soltanto un mese e tre giorni. Ma il 26 giugno 2003 Maldini poté festeggiare con la Champions vinta poche settimane prima, emulando l’impresa da capitano compiuta da papà Cesare.

JAVIER ZANETTI – Altro immortale del nostro calcio. A trentacinque anni la fascia di capitano dell’Inter era ormai ben salda sul suo braccio da sette stagioni. Quel compleanno (ad agosto) fu festeggiato con lo scudetto sotto la guida Mancini.

ROBERTO BAGGIO – Uno dei colpi grossi delle “piccole”. Dopo Juve, Milan e Inter ecco il Brescia, a trentacinque anni. Il codino e le magie infinite. Chiuderà lì la sua carriera.

ERIC CANTONA – Non poteva che essere speciale il suo momento da trentacinquenne. Lui, King Eric, uno dei giocatori più carismatici e anticonformisti della storia del gioco. Col pallone aveva già chiuso da qualche anno, e aveva già intrapreso la carriera da attore, recitando in un film francese.

FRANK RIJKAARD – Altro campione che ha iniziato presto ad allenare. A trentacinque anni uno degli ex “tulipani” del Milan inizia la carriera come vice di Hiddink sulla panchina della nazionale olandese. Guiderà la squadra fino alla semifinale dell’Europeo del 2000, eliminato da un mostruoso Francesco Toldo ai rigori.

RUUD GULLIT – Storia molto simile quella per l’amico Ruud, compagno negli anni d’oro del Milan. Se Van Basten aveva già smesso di giocare, e avrebbe iniziato ad allenare solo qualche anno dopo – Gullit fece entrambe le cose… contemporaneamente. Fu infatti proprio a trentacinque anni che divenne player-manager del Chelsea, una tradizione molto forte in quegli anni in Inghilterra.

ANDRES INIESTA – L’illusionista del pallone ha compiuto trentacinque anni lo scorso maggio. L’addio al Barça e la partenza per il Giappone. Gioca tutt’ora nel Vissel Kobe.

XAVI – Due anni prima dell’addio di Don Andrés, ci fu quello dell’altro eroe del centrocampo di quel grande Barcellona. In lacrime. Proprio a trentacinque anni ci fu il suo saluto ai catalani: destinazione Al-Sadd, in Qatar, dove oggi è l’allenatore.

RONALDO – E il fenomeno? A trentacinque anni ci fu il suo addio al calcio giocato, nel Corinthians. Annunciato tramite una conferenza stampa, anche in questo caso, con ben più di una lacrima.

LOTHAR MATTHÄUS – Anche per l’ex Inter il compleanno venne festeggiato col ritorno nella sua vecchia squadra, il Bayern Monaco. In quelle stagioni cambierà ruolo, col famoso “passo indietro” giocando come libero.

EUSEBIO – Leggenda del calcio portoghese come lo è anche CR7. Nel 1977, e a trentacinque anni, il viaggio in America, nei vecchi Las Vegas Quicksilvers, oggi chiamati San Diego Sockers. Due anni dopo l’approdo di Pelé nella NASL.

ZLATAN IBRAHIMOVIC – Impossibile non citare anche uno come lo svedese, sempreverde del gioco nonostante l’età. A trentacinque anni la sua prima stagione nello United, chiusa con 28 gol, l’Europa League in bacheca e quell’infortunio al crociato che gli fece saltare la finalissima.

DINO ZOFF – E che dire invece di una leggenda del calcio come lui? A trentacinque anni era ancora in attività, ma non solo: vincerà altri quattro scudetti con la Juve e un Mondiale… a quarant’anni. Mica male.

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