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DOROTHEA WIERER

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Dorothea Wierer sempre più in alto: un palmarès che è già nella storia dello sport italiano.

Il secondo oro mondiale in tre giorni (il terzo in carriera), la lotta per la seconda Coppa del Mondo di fila, la corsa verso Pechino 2022 per l’oro olimpico individuale. Dorothea Wierer è un’icona dello sport italiano e alla soglia dei 30 anni può diventare ancora più grande.

È tempo della festa, ancora una volta, per Dorothea Wierer. Da padrona di casa sulle nevi d’infanzia di Anterselva, l’atleta altoatesina sta scrivendo le pagine più luminose di una carriera che è già storica. Campionessa mondiale per la seconda volta in tre giorni e per la terza nel giro di meno di un anno, perchè l’appetito vien mangiando e questo alimenta la sensazione che la 29enne di Rasun possa regalarci altri giorni di gloria nel futuro prossimo e non.

C’è da dire che Dorothea ha sempre dimostrato un certo feeling con le rassegne iridate, in ogni categoria. Il doppio oro ai Mondiali giovanili di Ruhpolding 2008 (individuale e staffetta), bissato l’anno successivo a Canmore (inseguimento e staffetta) è stato solo un gustoso antipasto. A livello juniores, Wierer ha banchettato a Nove Mesto 2011 con 3 ori e un argento, un bottino senza precedenti. E tra i grandi? Con il successo nell’individuale di Anterselva diventano nove i suoi podi a livello iridato, equamente divisi: 3 ori, 3 argenti e 3 bronzi, considerando gare individuali e a squadre. Di lei impressiona, tra le altre cose, la capacità di non sbagliare praticamente più negli ultimi undici mesi su questo palcoscenico. Dal 17 marzo 2019 al 18 febbraio 2020, Dorothea ha messo nella personalissima bacheca mass start, inseguimento e individuale. Le manca solo la sprint per completare un poker leggendario, un risultato centrato nella storia iridata solamente da due biathlete: la tedesca Andrea Henckel e la francese Marie Dorin. Per provare a completare il puzzle servirà pazientare un anno, ma intanto Dorothea è già focalizzata sulla partenza in linea di domenica, dove difende il titolo. E certo, sulla single mixed (in programma giovedì) che le ha spesso regalato grosse soddisfazioni. La prima occasione per raggiungere la doppia cifra in fatto di medaglie mondiali.

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Ma Dorothea non è soltanto atleta da grandi appuntamenti, tutt’altro. Il successo nella Coppa del Mondo 2018/19 è lì a testimoniarlo, la leadership nell’attuale classifica generale è la conferma della continuità ad altissimo livello di questa atleta. Wierer arrivava ad Anterselva al secondo posto, dietro a una Tiril Eckhoff che ultimamente aveva impressionato. Nel giro di pochi giorni è cambiato tutto. Per le difficoltà della norvegese, vero, ma soprattutto per le prestazioni che ha regalato l’azzurra. Con pettorale giallo di leader riconquistato già nella sprint e cucito sempre più addosso con i due ori di fila. A otto gare dalla fine la lotta è più aperta che mai e sono in cinque ad avere sogni di gloria. Se Dorothea riuscisse nell’impresa del back-to-back sarebbe la prima a farlo dai tempi di Magdalena Forsberg (addirittura sei successi tra il 1997 e il 2002). No, nemmeno gente del calibro di Lena Neuner, Darya Domracheva e Kaisa Makarainen era riuscita nell impresa. Alla soglia dei 30 anni, Wierer ha raggiunto l’apice della solidità mentale, la qualità che forse più di tutte fa la differenza rispetto alle attuali avversarie. Una dote che le ha permesso di vincere quattro gare in una stagione per la prima volta in carriera. Una risorsa che l’ha resa capace di trasformare la pressione dell’ambiente di casa in uno stimolo ulteriore per azzannare gare e rivali. Lei, splendida interprete di quella classe 1990 che tra Federica Brignone, Federico Pellegrino e Arianna Fontana rappresenta l’annata più lucente nel panorama azzurro delle discipline olimpiche invernali.

Cosa definisce più di tutto la grandezza di un atleta? Potremmo discuterne per ore, ma è indubbio che il palmarés olimpico sia uno dei primi criteri da prendere in considerazione. Dorothea Wierer vanta due bronzi, nelle staffette miste di Sochi e PyeongChang. È chiaro che per consegnarsi in maniera inequivocabile alle pagine del mito, l’azzurra debba fregiarsi di un oro individuale a Pechino 2022. A quel punto, immaginando una bacheca diventata ancor più cospicua nei due anni che ci separano dall’appuntamento olimpico, si entrerebbe davvero nel gotha degli sport su neve e ghiaccio. Per completezza di bacheca, ancor meglio di Stefania Belmondo e Deborah Compagnoni (pluridecorate nei grandi eventi ma che non vinsero mai la classifica generale di Coppa del Mondo). Due leggende, le uniche ad aver vinto almeno quanto Dorothea a livello mondiale (la fondista ha addirittura 4 ori) e le sole ad aver conquistato, come lei, due titoli iridati nella stessa edizione. Un tavolo davvero esclusivo a cui sedersi.

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