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SCOTTI AL DENTE – UN VIRUS TROJAN INFILATO SU ORDINE DELLA PROCURA DI FIRENZE NEL TELEFONO DI VINCENZO SCOTTI SVELA I TENTATI INTRALLAZZI AL MIUR, GUIDATO IN QUEL MOMENTO DAL 5STELLE LORENZO FIORAMONTI PER OTTENERE L’ACCREDITAMENTO DI CORSI E AULE D’ESAME E POTER SALVARE DAL TRACOLLO LA LINK UNIVERSITY, DEFINITA DAI MAGISTRATI ”UN’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE” – QUELLA INQUIETANTE TELEFONATA SU ALESSANDRO PROFUMO…

Fabio Amendolara -GiuseppeChina per la Verità

Un virus trojan infilato su ordine della Procura di Firenze nel telefono dell’ ex ministro democristiano Vincenzo Scotti ha svelato i tentati intrallazzi al Miur, guidato in quel momento dal pentastellato Lorenzo Fioramonti per ottenere l’ accreditamento di corsi e aule d’ esame e poter salvare, così, la Link campus university dal tracollo.

Dagli atti dell’ inchiesta sulla combriccola di prof dell’ ateneo di Scotti, che i magistrati definiscono «un’ associazione a delinquere», saltano fuori i suoi tentativi di trovare agganci al Miur. E a un certo punto l’ uomo giusto sembra Luigi Fiorentino, capo di gabinetto del ministro.

Scotti si presenta al ministero in qualità di presidente del consiglio d’ amministrazione e di legale rappresentante della Link (ma lascia il telefono in macchina, tagliando fuori da quella chiacchierata il grande orecchio della Procura). L’ indagine, che si è conclusa con la notifica di 71 avvisi contenenti 46 capi d’ accusa, si è concentrata sulla laurea triennale in Scienze della politica e dei rapporti internazionali.

La Link, quindi, credeva di essere in procinto di ricevere un documento ufficiale dal Miur che mettesse finalmente le cose a posto, «proprio alla luce delle presunte rassicurazioni fornite a Scotti da Fiorentino», si sottolinea negli atti dell’ inchiesta. Ma quello delle aule d’ esame non è l’ unico problema che sembra togliere il sonno all’ ex ministro democristiano. Un’altra comunicazione del Miur si trasforma in una doccia fredda per la Link.

Si tratta di una nota ufficiale con la quale il ministero informa l’ ateneo che «solo un corso tra i cinque proposti potrà essere accreditato. A meno che non vengano immediatamente emanati i bandi per tutti i posti di docente a tempo determinato mancanti». «Impossibile!», tuona Scotti, che non manca di esternare tutto il suo rammarico.

Poi, parlando con uno dei professori, «conviene di eludere la preclusione», segnalano in Procura gli investigatori, «sostituendo uno dei loro corsi di laurea, già accreditato con la sigla L3-Dams con un altro, de facto non ancora accreditato al Miur, denominato L 20-Scienze della comunicazione».

E afferma in una conversazione che ricorda il gioco delle tre carte: «Io ne sostituisco… ne cancello uno L 20 … sostituisce una cosa che sto cancellando e di procedere alla richiesta di accreditamento per un ulteriore corso di laurea denominato LM 51-Lauree magistrali in psicologia».

Un tentativo, sottolineano gli investigatori, «piuttosto maldestro di sconfessare i regolamenti del Miur». Per risolvere la questione, oltre all’ inventiva, Scotti rispolvera i metodi da prima Repubblica e scorre la sua rubrica alla ricerca di una relazione.

Salta fuori il nome di Simone Tani, «verosimilmente in considerazione della sua veste di interlocutore privilegiato con alcuni esponenti del Miur», si legge negli atti, «investendolo di adoperarsi secondo le sue direttive […]».

Le risposte fornite da Tani con degli sms, però, lasciano trapelare che all’ interno del Miur ci sarebbe un orientamento che non permetterebbe di accettare le richieste della Link.

Scotti, che probabilmente deve aver festeggiato quando i pentastellati sono andati al governo, visto che la Link campus è l’ università nella quale il Movimento 5 stelle ha pescato parte della sua classe dirigente, non immaginava che ci sarebbe stato uno sbarramento.

Tani, amico del già Rottamatore Matteo Renzi e suo consigliere economico ai tempi di Palazzo Chigi, diventato ormai una spia di Scotti, gli spiega che, «secondo Fioramonti, siamo incagliati perché è in corso una riorganizzazione del vertice Miur voluto dalla Lega».

Scotti si tranqullizza solo quando Antonio Uricchio, in quel momento rettore dell’ Università di Bari, gli dice di aver usato anche lui sedi decentrate per gli esami. A quel punto la comunicazione del Miur per la Link campus diventa «una cazzata». Nei documenti dell’ inchiesta, però, non si ha contezza della fine di questa ingarbugliata vicenda.

Una soluzione favorevole alla Link, insomma, non salta fuori dalle carte. Dal fascicolo, invece, emerge un’ altra tecnica da vecchia volpe scudocrociata: il dossieraggio. Gli investigatori avvertono la Procura di aver captato «una interessante conversazione tra tale Mario Benotti e Scotti, nella quale si fa un chiaro riferimento al noto banchiere e amministratore di Leonardo-Finmeccanica Alessandro Profumo e alla possibilità che Benotti disponga di documenti scottanti con i quali potrebbe rovinare la carriera di Profumo e mandarlo in galera». Ma questa è un’ altra storia.





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