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Il discorso di Liliana Segre al Parlamento europeo.

La senatrice a vita è intervenuta a Bruxelles per ricordare 75esimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, facendo commuovere molti parlamentari.

Il discorso di Liliana Segre al Parlamento europeo
La senatrice a vita è intervenuta a Bruxelles per ricordare 75esimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, facendo commuovere molti parlamentari.

Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta all’Olocausto, ha tenuto un discorso davanti gli europarlamentari riuniti in seduta plenaria a Bruxelles in occasione della cerimonia del Giorno della memoria, per ricordare il 75esimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Le parole di Segre – che ha ricordato la sua esperienza di quando affrontò la cosiddetta “marcia della morte”, ovvero la deportazione verso i campi di sterminio tedeschi di tutti i prigionieri internati in Polonia, dove stava arrivando l’Armata rossa dei russi – hanno commosso diversi parlamentari, che non sono riusciti a trattenere le lacrime.

Il discorso di Liliana Segre al Parlamento europeo
La senatrice a vita è intervenuta a Bruxelles per ricordare 75esimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, facendo commuovere molti parlamentari

Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta all’Olocausto, ha tenuto un discorso davanti gli europarlamentari riuniti in seduta plenaria a Bruxelles in occasione della cerimonia del Giorno della memoria, per ricordare il 75esimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Le parole di Segre – che ha ricordato la sua esperienza di quando affrontò la cosiddetta “marcia della morte”, ovvero la deportazione verso i campi di sterminio tedeschi di tutti i prigionieri internati in Polonia, dove stava arrivando l’Armata rossa dei russi – hanno commosso diversi parlamentari, che non sono riusciti a trattenere le lacrime.

“Anche oggi qualcuno non vuole guardare e anche adesso qualcuno dice che non è vero” ha detto Segre, citando, poco dopo, le parole di Primo Levi: “Lo stupore per il male altrui”, che “nessuno che è stato prigioniero” nel campo “ha mai potuto dimenticare”. La senatrice, nata a Milano nel 1930 da una famiglia ebraica e deportata ad Auschwitz insieme al padre nel gennaio del 1944, ha spiegato che il razzismo e l’antisemitismo non sono mai scomparsi, ma affiorano in base al momento storico: finora, “non c’era il momento politico per poterli tirare fuori. Ma poi arrivano i momenti, in cui ci si volta dall’altra parte, in cui è più facile far finta di niente” e “tutti quelli che approfittano di questa situazione trovano il terreno adatto per farsi avanti”. Segre aggiunge che si sente ancora dire in giro la parola razza e per questo è importante parlarne ancora per combattere questi mostri che sono, dice, “insiti negli animi dei poveri di spirito”.

“Il Parlamento europeo e la mia non estinzione mi sembrano lo stesso miracolo” dice Segre, commentando la fratellanza fra le bandiere degli stati che ha visto prima di entrare all’istituzione. E ricorda che “non è stato sempre così”. Anzi l’Europa – prima degli ultimi 75 anni di pace – è stato essenzialmente un continente in guerra. “Vogliamo che l’Europa continui a formarsi con le nostre diversità, con pluralità di voci”, per questo “ci rivolgiamo ai governi perché usino vigilanza e severità nei confronti di ogni forma di intolleranza”, aveva ammonito il presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, che ha deciso in prima persona di invitare la senatrice a testimoniare. A 80 anni dalla promulgazione in Italia delle leggi razziali fasciste, nel 2018, Segre è stata insignita del titolo di senatrice a vita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Durante la marcia della morte che Segre ha ricordato – “un evento di cui spesso non si parla” – i nazisti eliminarono gran parte dei deportati, tra i quali molti ebrei, ma anche persone d’origine rom, prigionieri di guerra, omosessuali. “Una gamba davanti all’altra” racconta Segre: proseguivano senza la possibilità di appoggiarsi gli uni agli altri, mangiando la neve dove non era sporca di sangue, essendo tutti “pazzamente attaccati alla vita”. La senatrice eleva la sua esperienza a cammino per il futuro, per i giovani, per una forza da ritrovare. Segre riuscì a sopravvivere e venne liberata nel maggio del 1945 dal campo di Malchow dai soldati russi.

Verso la fine del suo discorso, Segre ha poi ricordato una bambina del campo di Terezin, che – prima di essere uccisa dai nazisti – disegnò una farfalla gialla che vola sopra ai fili spinati. “Anche oggi fatico a ricordare”, ha detto la senatrice, “ma mi è sembrato un grande dovere accettare questo invito per ricordare il male altrui, ma anche per ricordare che si può, una gamba davanti all’altra, essere come quella bambina di Terezin”. Tornata in Italia, negli anni successivi all’Olocausto cominciò a girare le scuole per trasmettere la sua testimonianza ai più giovani. “Questo è un semplicissimo messaggio da nonna che vorrei lasciare ai miei futuri nipoti ideali: che siano in grado di fare la scelta” della non indifferenza “e con la loro responsabilità e la loro coscienza essere sempre quella farfalla gialla che vola sopra i fili spinati”, ha concluso la senatrice.

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