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ULAY E’ MORTO

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Morto Ulay, artista e performer compagno di Marina AbramovicMorto Ulay, artista e performer compagno di Marina Abramovic
Aveva 76 anni. Aveva 76 anni. Memorabile il sodalizio artistico con l’artista serba, segnato dalle performance sulla grande muraglia cinese e al MoMa di New York: “La sua arte e la sua eredità continueranno a vivere per sempre”. Ha raccontato la sua malattia nel documentario ‘The project cancer’ (2013).

morto all’età di 76 anni l’artista tedesco Ulay. La notizia arriva dalla stampa di Lubiana, città slovena dove l’artista viveva da più di dieci anni. Esponente della performing art, è celebre per il legame con Marina Abramovic, l’artista serba con cui ha condiviso dodici anni di amore e di sodalizio artistico dalla seconda metà degli anni Settanta. “È con grande tristezza che ho saputo della morte del mio amico ed ex partner Ulay. Era un artista e un essere umano eccezionale, ci mancherà profondamente. In questo giorno, è di conforto sapere che la sua arte e la sua eredità continueranno a vivere per sempre” scrive su Facebook Abramovic.

Nato nel 1943 a Solingen, in Germania, Frank Uwe Laysiepen, noto con il nome d’arte Ulay, era figlio di un gerarca nazista. Rimasto orfano molto presto, vive in maniera conflittuale le proprie origini, tanto da arrivare alla rinuncia del nome e della nazionalità tedesca. Alla fine degli anni Sessanta si trasferisce ad Amsterdam, attratto dal movimento olandese Provo, di ispirazione anarchica. Abbandona gli studi universitari per avvicinarsi alla fotografia analogica e all’uso artistico delle istantanee, e diventa consulente di Polaroid a partire dal 1970. Intraprende una ricerca sulle nozioni di identità e corpo, documenta la cultura di travestiti e transessuali attraverso foto, aforismi e live performance come nella serie Fototot e in There is a criminal touch to art.

È durante una sua performance nel ’76 che conosce Marina Abramovic: è il 30 novembre, giorno del compleanno per entrambi, e tra i due nasce subito un’intesa artistica che si trasfroma in una intensa e agitata relazione sentimentale. “Quando lo vidi aveva la metà della testa e del viso rasati, l’altra metà con i capelli e la barba lunghi” ha raccontato Abramovic a Repubblica. “Mi attrasse fin dal principio. Fino a quel giorno avevo strappato dalle agende la pagina del mio compleanno, perché era sempre stato infelice. E lui pure”. Per tre anni vivono e lavorano insieme viaggiando su un furgoncino e iniziano la serie Relation Works una forma estrema di body art, che li porta ad esplorare i limiti della resistenza fisica e psichica. Nascono opere che hanno segnato la storia della Performance Art come Imponderabilia (realizzata nel 1977 a Bologna presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna) e Relation in Space (alla Biennale di Venezia 1976). Dopo 12 anni decidono di lasciarsi e di sancire la fine del loro rapporto con un’ultima performance, The Lovers: The Wall Walk in China: in novanta giorni percorrono a piedi la grande muraglia cinese partendo dai capi opposti per incontrarsi al centro e dirsi addio.

Ma i due si ritrovano nel 2010 in un altro memorabile momento che commuove gli appassionati di arte contemporanea e non solo. A sorpresa, Ulay si presenta al MoMa dove è in corso lo spettacolo The Artist is Present, in cui i visitatori vengono invitati a sedersi di fronte all’artista serba. Arriva il suo momento, Ulay si siede di fronte a Marina e guarda negli occhi la donna amata per oltre un decennio. Un confronto silenzioso e intenso, i due si scrutano, sorridono senza abbassare lo sguardo e al termine di un lunghissimo minuto si stringono le mani, scatenando l’applauso dei presenti.

Nel 2009 si trasferisce a Lubiana e qualche tempo dopo gli viene diagnosticato un cancro. Dopo una serie di trattamenti che migliorano il suo stato di salute, decide di partire con una troupe per visitare i luoghi più importanti della sua vita e incontrare compagni e amici per un ultimo saluto. Dalla fine del 2011 una videocamera lo segue per un anno intero, dall’istituto di oncologia di Lubiana fino a Berlino, a New York e Amsterdam. Ulay tratta la malattia come il più grande e più importante progetto della sua vita, un’occasione per interrogarsi sulla natura della vita, dell’amore, della storia e dell’arte, e per raccontare la propria carriera attraverso interviste, video di archivio, fotografie e riproduzioni dei suoi principali lavori. Il tutto diventa un documentario intitolato Project Cancer diretto da Damjan Kozole, uscito nel 2013. Lo Stedelijk Museum di Amsterdam ha annunciato di recente una mostra che ripercorrerà il lavoro di Ulay prima e dopo la sua collaborazione con Marina e che sarà inaugurata a novembre 2020.

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