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UN PAESE DI COGLIONI IRRESPONSABILI ED EGOISTI









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UN PAESE DI COGLIONI – A TIBURTINA VA IN SCENA L’ASSALTO AI BUS: TUTTI IN FUGA VERSO IL SUD NONOSTANTE LE RESTRIZIONI IMPOSTE DAL GOVERNO. E NESSUNO FA I CONTROLLI. RARI I CITTADINI ATTENTI ALLE NUOVE REGOLE, CHE AVEVANO SCARICATO DAL SITO DEL MINISTERO DELL’INTERNO L’AUTOCERTIFICAZIONE. NELLA CAPITALE PREVISTI DEI POSTI DI CONTROLLO PER VERIFICARE I MOTIVI CHE SPINGONO I CITTADINI A USCIRE DI CASA

La prima ondata è partita al mattino, tra l’agitazione e la ressa che ha animato l’autostazione Tibus alla Tiburtina, quella da dove partono i pullman per la Campania, l’Abruzzo, il Molise, la Calabria. Per un attimo, a guardare i video che ieri giravano sui social, sembrava replicato il modello Milano quando sabato scorso centinaia di persone hanno invaso le stazioni ferroviarie per lasciare la Lombardia dopo le restrizioni decise dal governo. E quando queste stesse restrizioni sono state allargate a tutta Italia – e dunque anche a Roma – con l’annuncio del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la Capitale si è fatta trovare impreparata sul fronte dei controlli. Ovviamente non sulla stazione di Termini che rappresenta il primo scalo ferroviario della città. Ma qui era anche abbastanza scontato. Alla stazione Tibus, invece, che serve annualmente milioni di pendolari, le autocertificazioni – le stesse che solo la sera prima erano state imposte come obbligatorie per chi intende muoversi da una città all’altra, da una Regione all’altra lungo l’intero Stivale – non sono pervenute. E questo perché nessuno le ha chieste ai passeggeri che, a loro volta, in un caso su due, non avrebbero avuto nulla da mostrare. È vero pure che per garantire le verifiche bisogna anche dare il tempo per organizzare i controlli e alle persone le informazioni su regole che non possono essere tradite, ma ieri pomeriggio alle 16.52, diverse ore dopo le fughe mattutine e con oltre 14 ore di distanza dall’annuncio del presidente del Consiglio, sempre lo stesso piazzale (da cui pure sono partiti diversi pullman) contava decine di persone che quel foglio di carta non l’avevano compilato e neanche stampato. Rari i cittadini davvero coscienziosi e attenti alle nuove regole, che avevano scaricato dal sito del ministero dell’Interno quell’autocertificazione e che pure l’avevano compilata. Chiedere in biglietteria era inutile: «Lo deve scaricare, stampare e compilare». «Ma lei non ha una copia da potermi dare?» «No». «Scusi ma poi a chi lo devo fare vedere? Chi me lo deve controllare?». Silenzio. Sul piazzale oltre alla vigilanza privata che, come spiegava una dipendente, non è tenuta a svolgere questa mansione non c’era l’ombra di un agente di polizia, carabiniere, vigile urbano. «Devo tornare a Teramo – spiegava Gianni (lo chiameremo così) volto coperto dalla mascherina – e il foglio ce l’ho: eccolo». Già compilato di tutto punto e conservato nel porta documenti insieme alla patente. «Ma nessuno me l’ha chiesto». C’era Romina che doveva tornare in Sicilia, ma alla domanda sull’autocertificazione ha risposto confusa: «Ah sì quella, ma la devo davvero compilare?». Ieri sera il Questore Carmine Esposito dopo una riunione che ha chiamato a raccolta tutte le forze dell’ordine ha firmato l’ordinanza che stabilisce come saranno svolti i controlli e da chi. Il dispositivo effettivamente entra in funzione oggi, anche se ieri sera le pattuglie di carabinieri, polizia, finanza e vigili urbani erano già a lavoro per verificare che i locali chiudessero alle 18 e che nei luoghi della movida ma un po’ in tutta la città non ci fossero assembramenti di persone. Le verifiche verranno svolte da quel personale che in maniera diversa e a vario titolo si occupa già del controllo del territorio. Ma da oggi non saranno controllate più capillarmente solo le stazioni ferroviarie e (forse) quelle dei pullman ma anche i locali o le palestre. Non solo. A Roma saranno previsti dei posti di controllo per verificare i motivi che spingono i cittadini a uscire di casa giacché l’invito è quello di restare chiusi ed evitare gli spostamenti. E dunque anche in città – fanno sapere dalla Questura – chi si muove per lavoro o per reali necessità dovrà dimostrarlo se verrà fermato durante un controllo. Che ci si trovi in auto, a piedi o su un bus si dovrà spiegare la ragione: motivi di lavoro, commissioni domestiche (come la spesa), attività sportiva all’aperto, visite a familiari o congiunti malati, necessità legate agli animali domestici. Le conseguenze sono note: i trasgressori possono essere denunciati per violazione del decreto e incorrere nel caso sia positivi al Covid o in quarantena alla reclusione da uno a 12 anni, all’arresto fino a 3 mesi e all’ammenda di 206 euro.









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